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11.09.2019

Manuela e l’alba Orari impossibili per andare a scuola

Manuela Consolaro, 17 anni, sullo scooter che usa tutte le mattine per andare alla fermata del bus
Manuela Consolaro, 17 anni, sullo scooter che usa tutte le mattine per andare alla fermata del bus

La sveglia è suonata anche stamattina alle 5.30 per Manuela Consolaro, 17 anni, della contrada Rancani di Durlo, frazione di Crespadoro, nella Lessinia vicentina. Una veloce doccia, un’altrettanto rapida colazione, prima di inforcare lo scooter Aprilia che per il terzo anno la porterà alla fermata del bus dell’Atv in località Roncari di Campofontana per scendere a scuola fino a San Bonifacio dove frequenta il quarto anno del liceo delle Scienze umane Guarino Veronese. Dieci minuti di strada a piedi e poi ingresso in aula dalle 7.45 e rientro a casa per le 14.30. È sincera: «Sì per il primo mese riesco a tenere questo ritmo, poi la sveglia, che fa tutto da sola, si sposta piano piano verso le 5.35, poi le 5.40, infine le 5.50: salto dal letto, salto la colazione e corro». Il bus parte alle 6.05 e i cinque chilometri che la separano dalla fermata se li divora, mentre mamma Orietta, dalla finestra della camera guarda la luce del fanale che avanza nel buio del mattino non ancora nato: «Vedo gli alberi illuminarsi lungo il tragitto che costeggia il monte, dopo il tornante non la vedo più», commenta la mamma, «ma la luce si proietta ancora sulle punte degli alberi e capisco che sta andando, mentre per l’ultimo chilometro, quello dal Passo Gioiche a Campofontana la perdo di vista e posso solo sperare che tutto sia andato bene». C’è un patto tra madre e figlia per un sms di conferma quando Manuela è sul pullman, ma a volte non c’è copertura e la notifica capita che arrivi quando la ragazza è già in classe. Fino a quest’anno era l’unica passeggera da Campofontana a San Bortolo, dove il bus comincia a riempirsi: «Da quest’anno forse si aggiunge un ragazzo che inizia le superiori», dice speranzosa. Anche gli autisti di Atv si preoccupano quando non la vedono arrivare: «Sono bravi, a volte mi aspettano qualche minuto quando sono in ritardo e io li ricambio con la cortesia di avvertirli se proprio quel giorno non arrivo per un cambio di orario o perché non vado a scuola. Ho il cellulare di tutti e mando loro un messaggio così non mi aspettano inutilmente», racconta con un sorriso che si farebbe perdonare qualsiasi ritardo. Non perde facilmente lezione perché con pioggia battente o neve ci pensa mamma a fare da tassista per lei e i due fratelli più piccoli che frequentano le medie e le elementari a Crespadoro e a Molino di Altissimo. «Fino a 10-15 centimetri di neve riusciamo ad arrivare in auto: se lo strato è maggiore faccio fatica anche perché la strada è in salita», ammette Orietta. «Mamma mi odia perché avrei potuto prendermi un Ape invece dell’Aprilia ma a me non piaceva andare a scuola con l’Ape», ammette sinceramente Manuela: sarà scomodo lo scooter quando piove e fa freddo ma l’ebrezza della guida con il vento in faccia è in effetti impagabile. Non considera straordinaria la sua via crucis quotidiana: «Sì, avrei potuto scegliere una scuola ad Arzignano e alzarmi qualche minuto dopo ma sarei tornata a casa alle 16, pur godendo del sabato libero ma a me piace tornare a casa presto il pomeriggio e non mi pesa andare a scuola anche il sabato. Se dovessi rifare la scelta forse ci penserei un po’ di più ma sono contenta: la scuola mi piace, è accogliente e ho scelto l’indirizzo che meglio si adatta alle miei esigenze di studio. Ero orientata a studiare psicologia dopo la maturità, ma ci sto già ripensando. Forse farò altre scelte». Difficile vivere quassù isolata fra i monti? «Il paese è bello ma non è per gente della mia età: con gli amici e le amiche del paese mi trovo bene ma sono pochissime le ore che possiamo trascorrere insieme. Lego molto con le compagne di classe però quando arriva la fatidica domanda: «Stasera usciamo insieme?» mi trovo sempre spiazzata. Qualche volta dico di sì, ma capisco che non posso chiedere ai miei genitori di portarmi in pianura tutte le settimane». L’alternativa ci sarebbe: invitare quassù le amiche. «Qualcuna è venuta a dormire a casa mia, ma dopo aver visto l’orario di sveglia ha declinato tutti i successivi inviti», rivela Manuela. Mai sognato di abitare nella casa di fronte alla scuola e dover solo attraversare la strada per entrare in aula? «È un sogno ricorrente, ma per adesso va bene così. Quando lavorerò, troverò una soluzione più comoda», dice. Ha un contratto per un lavoro da cameriera il sabato e la domenica in un agriturismo del posto che le permette di avere un piccolo stipendio per le proprie necessità: «Per i vizi… alla benzina pensa papà», precisa sorniona. •

Vittorio Zambaldo
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