Lupi, cresce la paura
dopo l’uccisione del pony

Un lupo fotografato sul ciglio di una strada
Un lupo fotografato sul ciglio di una strada

La predazione di un animale domestico davanti a una fermata dell’autobus, come è avvenuto a Malga Vazzo di Velo ai danni del pony Pepe da parte dei lupi, è un evento che sconvolge perché lo scenario è quello evocato per quella che è ritenuta la tragedia più grande: un’aggressione a bambini indifesi in attesa dello scuolabus. Se ne parla da anni sui social e si invocano misure da prendere in maniera preventiva per evitare la disgrazia.

Flavio Tosi, da sindaco di Verona, in un incontro a Velo nel settembre 2014, aveva tratteggiato lo stesso scenario ed era questo il movente della delibera che autorizzava la difesa preventiva: «Si potrebbe sparare ai lupi se si avvicinano alle case o alle fermate degli autobus costituendo un pericolo per le persone», aveva ipotizzato l’ex sindaco con un’ordinanza, poi ritirata ma prima sospesa da una sentenza del Tar perché «alcune generiche segnalazioni di danni non bastano a motivare una situazione di necessità e urgenza, e il danno derivante anche alle persone dall'uso di armi da fuoco vicino alle abitazioni è superiore ai danni che l’ordinanza intende prevenire».

Da allora il discorso del rischio alle persone era sempre rimasto sottotraccia, ma ora torna prepotentemente in primo piano.

Franco Brunelli, titolare con il fratello Sandro di Malga Vazzo, nelle cui vicinanze è avvenuta la predazione, è anche presidente dello sci club Orsi Bianchi e coordinatore di Ski Team, il gruppo che raduna un centinaio di bambini e ragazzi degli sci club di Bosco, Velo, Roverè e Campofontana: «Ci alleniamo nei boschi partendo dall’ex scuola elementare di Valdiporro che è la nostra base. Si parte di corsa con sempre due adulti a seguire il gruppo, uno in testa e uno in coda, ma anche questo non tranquillizza i genitori. Infatti cominciamo gli allenamenti verso le 15.30 e si termina per le 17 quando è già buio nei boschi e sui sentieri e la preoccupazione è alta, perché tutti i percorsi che frequentiamo sono nel vajo che è stato più volte zona di predazioni», rivela.

Non risulta che ci siano state defezioni a scuola per colpa dei lupi, ma magari qualche ragazzo ha chiesto di essere accompagnato fino alla fermata dell’autobus, quando prima invece andava da solo. Sui social le preoccupazioni sono palpabili.

Scrive una mamma: «Mia figlia va alla fermata dell’autobus in motorino tutte le mattine alle 6 percorrendo circa 5 chilometri, tutti in territori dove sono state accertate parecchie predazioni. Io controllo buona parte del percorso dalla finestra, guardando la lucina del faro che prosegue, e poi aspetto il messaggio o la telefonata che mi dice: tutto ok».

Il sindaco Mario Varalta conferma: «La preoccupazione è forte perché la notizia della predazione alla fermata ha fatto scalpore: qui i ragazzi escono di casa alle 6.30 di mattina e tanti hanno deciso di non lasciarli più percorrere da soli quei 300-400 metri che li separano da casa, ma di accompagnarli e di andarli a riprendere nel tardo pomeriggio al rientro, ma non è facile perché non tutti possono contare sull’aiuto dei nonni o di altri familiari».

«La paura è anche degli adulti: abbiamo realizzato anni fa un sentiero molto frequentato che gira attorno al Monte Purga e in diversi hanno già detto di non volerci più andare. I danni sono anche al turismo, non solo alle aziende che perdono i loro capi», osserva il sindaco.

La preoccupazione cresce perché i lupi si vedono sempre più spesso e si sentono: gli ululati sono ben distinguibili nella notte e chi vive in contrada assicura di sentirli vicini, a volte anche a pochi metri dalle case.

Vittorio Zambaldo
# Sposta il focus sul parent