BOSCO CHIESANUOVA

Lessinia, un belvedere dal Monviso alla laguna

Il gestore del rifugio Bocca di Selva ha fotografato il «gigante di pietra» che dista 330 chilometri in linea d'aria: uno scatto eccezionale
Il Monviso (3.842 m) e le Alpi occidentali fotografati da Marco Melotti, gestore del rifugio Bocca di Selva
Il Monviso (3.842 m) e le Alpi occidentali fotografati da Marco Melotti, gestore del rifugio Bocca di Selva
Il Monviso (3.842 m) e le Alpi occidentali fotografati da Marco Melotti, gestore del rifugio Bocca di Selva
Il Monviso (3.842 m) e le Alpi occidentali fotografati da Marco Melotti, gestore del rifugio Bocca di Selva

Condizioni climatiche particolari, ma non rare in questa stagione, hanno favorito una visibilità eccezionale negli ultimi giorni a chi è salito in Lessinia, l'altopiano a ridosso della Pianura Padana. L'occhio, non avendo ostacoli davanti a sé, si è potuto spingere a catturare soggetti anche molto lontani come il Monviso, dal caratteristico contorno a piramide, fotografato all'imbrunire da Marco Melotti, gestore del rifugio Bocca di Selva.
«Così limpido come in questi primi giorni dell'anno il cielo non lo è spesso», commenta Melotti mostrando la foto del Monviso, «però non si può dire che non capiti. L'eccezionalità di questi giorni sta nel fatto che in passato si riusciva a scorgere la cima spuntare da un mare di nuvole, ora invece si vede gran parte del contorno della montagna, non fino alla pianura ma certamente una bella porzione di un massiccio che è alto 3.842 metri».
«Ho calcolato approssimativamente che si riescono a vedere dalla Lessinia gli ultimi 1.500 metri della montagna», spiega Ugo Sauro, già docente di Geografia all'università di Padova e residente a Bosco Chiesanuova. Tracciando la distanza sulla mappa satellitare di Google, è indicato un segmento di circa 330 chilometri: tanta distanza sarebbe in grado di coprire il nostro occhio, senza l'ausilio di lenti di ingrandimento, da Bosco alla cima del Monviso. Non è impossibile vedere anche il Mare Adriatico, la Laguna di Venezia e la centrale Enel di Porto Tolle nei pressi del delta del Po, ma qui la distanza è inferiore, attorno al centinaio di chilometri in linea d'aria.
Ma come sono possibili queste condizioni di visibilità con straordinaria limpidezza, su una pianura che è spesso sovrastata dalla nebbia e da tempo perturbato e con cime che sovente sono coperte da nubi? La nebbia si alza sulla pianura solitamente tra i 150 e i 250 metri e sopra tale quota si può godere di sole e di un inaspettato tepore, con ottime condizioni di visibilità, «in particolare in prossimità del tramonto se si guarda verso Ovest dove sta il Monviso perché il sole tramontando da quella parte ne staglia la sagoma in controluce in maniera ben definita», spiega Sauro, «ma durante il giorno si possono vedere con la stessa limpidezza anche gli Appennini che sono più vicini e con il sole che li illumina dall'alto o di fronte quando sta tramontando».
L'eccezionalità di questi giorni è che le forti raffiche di föhn, il vento caldo che scende dalle Alpi hanno spazzato via tutta le nuvole: «La caratteristica del föhn, detto anche favonio, è di essere un vento con pochissima umidità. A Bosco abbiamo un'umidità relativa di poco superiore al 10 per cento e questo favorisce un cielo limpido e ottima visibilità. Se poi il föhn ha forza sufficiente anche per arrivare in pianura, la sgombra dalle nubi e l'asciuga». Dal Carega e dal Baldo non è impossibile vedere il Monte Rosa, che invece dalla Lessinia è coperto dalla sagoma del Baldo, mentre è proprio il Rosa, con i suoi 4.634 metri a coprire la vista del Cervino e del Monte Bianco.

Vittorio Zambaldo

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