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18.08.2019

Lessinia in balia di vandali, fucilate e furti

Una delle tante bacheche danneggiate nell’alta Lessinia
Una delle tante bacheche danneggiate nell’alta Lessinia

Ci sono poche cose che subiscono altrettanta furia e devastazione come i cartelli e le bacheche del Parco naturale regionale della Lessinia. Da sempre, nella sua storia ormai trentennale, l’area protetta ha dovuto subire cicliche devastazioni dei segnali di perimetrazione e di divieto. L’accusa principale che sempre si è mossa al Parco in questi tre decenni è la sua scarsa visibilità: mancavano, è vero, i cartelli di perimetrazione fino a quando un ingente finanziamento negli anni scorsi non aveva messo rimedio nel delimitare un’area che spesso per interessi amministrativi, privati o di bandiera, segue confini non sempre immediatamente intuitivi. Ma da quando i cartelli sono installati, sono sistematicamente e periodicamente oggetto di vandalismi, fucilate, tagli, furti. A volte la colpa è delle intemperie che consumano con le stagioni tutte le cose; a volte delle vacche al pascolo, che sui pali di sostegno trovano sollievo come su comodi «grattatoi»; più spesso è l’inciviltà di alcuni che frequentano o abitano i luoghi. Come successe anni fa con il doppio gesto vandalico a Bosco Chiesanuova e in località Selvavecchia, sulla provinciale fra Sant’Anna d’Alfaedo ed Erbezzo, con il taglio in simultanea di due tabelle, una di benvenuto nell’area protetta e l’altra con indicati i confini del Parco, questa già alla sua terza «decapitazione». Oltre alle doverose denunce, «l’ente è sempre intervento nell’ultimo triennio per rinnovare e sostituire i cartelli vandalizzati o deteriorati. Purtroppo fanno scalpore solo i danni alle grandi tabellazioni lungo le principali artevandalismo sui cartelli più piccoli di confine e su quelli della viabilità agro silvo-pastorale», denuncia Diego Lonardoni, già direttore del Parco e oggi, in attesa dell’insediamento dei nuovi amministratori, responsabile dell’Area Parco e cultura. In due anni, dal 2017 ad oggi, sono state sostituite o installate nuovamente 28 bacheche, complete di tettoia con struttura in legno di larice e pannelli esplicativi in Forex, con evidenziati i percorsi della Lessinia e del Parco; hanno trovato collocazione anche 25 segnali di divieto di accesso o di transito e 21 tabelle di confine dell’area protetta. Su altre 9 bacheche, ancora in buone condizioni, sono stati eseguiti interventi di manutenzione o sostituzione delle parti deteriorate, con fresatura e verniciatura. Altre risorse sono state impiegate per la posa di staccionate in legno di castagno scortecciato per 280 metri lineari a Bosco Chiesanuova, San Giovanni Ilarione e Velo; per la posa e la fornitura di cartellonistica completa al fine di segnalare il percorso didattico del Monte Capriolo (Roverè); per la manutenzione del ponte che conduce al sito paleontologico della Pesciara di Bolca, con sostituzione di parte dell’assitto, fresatura e riverniciatura; per la fornitura e posa di due tavoli da picnic ad Alcenago e a Monte Capriolo; per la manutenzione di circa 2 chilometri del sentiero principale del Vajo dell’Anguilla. I circa 65 mila euro impiegati nei due anni sono stati ricavati dai fondi ottenuti con le autorizzazioni dei tesserini per la raccolta di funghi, un fondo che in realtà raccoglie il ricavato di più anni su un’entrata che annualmente è molto modesta e che la legge prevede debba essere impiegata per interventi utili sul territorio montano. «Siamo interventi a posizionare la cartellonistica in aree dove non esisteva, come al Ridotto del Pidocchio e alla Spluga della Preta, con la revisione dei testi scritti in due lingue (italiano e inglese), un’attenzione sempre più necessaria e attenta alle nuove presenze. È nostra intenzione lavorare anche su cartelli di pericolo che segnalino i purtroppo non rari buchi, forre, splughe presenti sull’altopiano, mai segnalati e raramente protetti se non da un filo spinato e paletti in legno che raramente reggono anche solo l’appoggio di un bambino». «Sono aree private, dove le responsabilità sono ben individuabili, ma anche in questo il Parco svolge doverose funzioni di prevenzione e informazione», conclude Lonardoni, non senza una nota amara: «Si accusa il Parco di essere invisibile sul territorio, ma non ci sono occhi più ciechi di chi non vuole vederlo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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