Critiche a chi lascia di tutto, ma anche il porta a porta lascia a desiderare

Lessinia, emergenza rifiuti tra turismo cafone e disservizi. Serit: «Presto migliorie»

Questa la situazione (poi parzialmente risolta) il 15 luglio a Bosco Chiesanuova
Questa la situazione (poi parzialmente risolta) il 15 luglio a Bosco Chiesanuova
In Lessinia i cassonetti non bastano

Vai per immergerti nelle bellezze della natura. Trovi: cassonetti straripanti, contornati da immondizia per terra; sacchi di rifiuti fuori dalle proprietà private, che «attendono» da giorni di venire prelevati dagli addetti al servizio di raccolta porta a porta. E poi, scarti indifferenziati di grigliate e pic-nic ficcati alla bell’e meglio - se va bene - in qualche cestino pubblico. Lessinia: abbiamo un problema. Quello dei rifiuti, che ad oggi scatena lamentele quotidiane da parte di residenti e visitatori: soprattutto nel cuore dell’altopiano veronese, fra Bosco Chiesanuova ed Erbezzo. Il problema, per di più, sta accendendo tensioni anche a livello istituzionale. Tanto da far affermare a Gianluigi Mazzi, presidente del Consiglio di Bacino Verona Nord (l’ente pubblico che controlla la gestione dei rifiuti in 58 Comuni della provincia): «A causa dei disservizi rilevati in Lessinia, stiamo valutando sanzioni nei confronti di Serit», ovvero l’azienda che operativamente deve eseguire la raccolta, avendo vinto la relativa gara.

La rabbia dei cittadini E quali sono, questi disservizi? Alcuni esempi. Da Bosco, lunedì, la signora B. documentava in un video: «Via Passo Buole. Stiamo aspettando il ritiro porta a porta del secco e dell’umido. Tutti abbiamo la spazzatura fuori dalla porta. Ma qui non passa nessuno: non solo oggi», evidenziava, «ma da giovedì scorso. Ed è da giovedì, per esempio, che il mio dirimpettaio ha i pannolini sporchi dei bambini fuori dal cancello. I topi festeggiano». Da Erbezzo, venerdì, il signor F.G. denunciava, allegando foto di cassonetti traboccanti e sacchi ammucchiati in quantità per terra: «A proposito di Tari, che pago interamente al Comune per la mia seconda casa, dove risiedo per tre mesi, ecco i risultati che si possono osservare quotidianamente». Ancora da Bosco, un lettore dell’Arena si lamentava in una lettera: «Con l’introduzione della raccolta porta a porta, non si è tenuto conto del disagio arrecato ai proprietari delle seconde case, che devono pianificare la vacanza a seconda degli orari imposti dal Comune, altrimenti si devono portare i sacchetti a casa».

Tanti rifiuti Ma per tutelare questo paesaggio, meraviglioso e fragile, bisogna cominciare da una condivisione di responsabilità. Perché, all’origine, c’è un concorso di colpa: di chi i rifiuti non li raccoglie, come additato dai cittadini, ma pure di chi li getta malamente e abbondantemente. Partiamo dal fondo della «filiera». Ovvero, dalle migliaia e migliaia di persone che, durante quest’estate torrida, e soprattutto nelle settimane a cavallo di Ferragosto, scappano in Lessinia per cercare una salvifica frescura. Turismo di «massa», massa di rifiuti. Solo in quel di Bosco si contano 7.600 seconde case (dato comunale), ora per la maggior parte aperte. Ciascuna ospita in media due-tre persone. Quindi il piccolo Comune montano - 3.500 residenti fissi - in alta stagione si ritrova con picchi di oltre 18mila abitanti. Ai quali si aggiungono i tanti turisti del fine settimana. Ai residenti, gli uffici municipali di Bosco hanno fornito la tessera per aprire i cassonetti «intelligenti», i quali integrano la raccolta porta a porta: quest’ultima è un progetto sperimentale avviato dal Consiglio di Bacino Verona Nord in cinque Comuni lessinici (vedi altro articolo). Al contrario, i visitatori «mordi e fuggi» non hanno accesso ai contenitori elettronici, «e questa è un’arma a doppio taglio», commenta il presidente Mazzi.

Problemi di raccolta Insomma, un vero «tsunami» di rifiuti da gestire. Un intoppo è sufficiente a innescare grossi disagi. E gli intoppi ci sono stati, benché oggi Serit assicuri che sono «in via di risoluzione», perché «abbiamo aumentato i mezzi da due a tre» e «c’è una nuova squadra di addetti». Dal direttore di Serit, Maurizio Alfeo, si era già appreso a fine luglio che «il mancato passaggio in alcune contrade di Bosco è stato determinato da questioni imprevedibili: le dimissioni dei due operatori e il contemporaneo infortunio del responsabile operativo, abbinato all’alto tasso di positività al Covid e alla difficoltà di reperire nuovo personale con patente C». Invece ad Erbezzo, «il camion per la raccolta dei rifiuti è stato in riparazione», informa il sindaco Lucio Campedelli.

Consiglio di bacino Il presidente Mazzi afferma: «La Lessinia è un territorio delicato e difficile, che subisce un marcato effetto fisarmonica della popolazione fra bassa e alta stagione. Fare raccolta differenziata in Lessinia non è come farla altrove in pianura». «Serit sconterà delle penali per il disservizio causato. Tuttavia», sottolinea, «i rifiuti della Lessinia non sono solo un problema della Lessinia, ma di tutti noi che la frequentiamo e la vorremmo pulita».

I Comuni Claudio Melotti, sindaco di Bosco, dichiara: «Ribadiamo che il servizio di raccolta porta a porta è svolto da Serit. Come amministrazione, abbiamo dato tutto l’appoggio possibile per risolvere le difficoltà». «Un miglioramento c’è stato con l’aggiunta del terzo mezzo, da confermare in pianta stabile. Ora però», aggiunge, «non siamo più disposti a tollerare i quotidiani disagi da noi subiti queste settimane». Per Erbezzo, il sindaco Campedelli commenta: «Facile criticare; la verità è che in Lessinia i rifiuti non arrivano da soli. I disservizi non si negano, ma accompagnati alla mancanza di rispetto di molti turisti». «Insieme a Sant’Anna», approfondisce, «Erbezzo è uno degli ultimi Comuni rimasti con i tradizionali cassonetti divisi per categorie. Purtroppo, perciò, subiamo il costante fenomeno dello scarico abusivo, anche da parte di grossi furgoni che vengono apposta nottetempo. Speriamo che anche a Erbezzo sia data presto la possibilità di evolversi da questo punto di vista».•.

Lorenza Costantino