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03.06.2019

Irene, un caffè che sa di amore per le radici

Irene Marogna nel suo locale, l’unico aperto a Cona
Irene Marogna nel suo locale, l’unico aperto a Cona

Un caffè dall’Irene da Cona, da oltre 70 anni un mondo visto da dietro il bancone. Per scelta personale, per amore della frazione di Sant’Anna d’Alfaedo che s’incontra in una delle tante curve prima di arrivare nel capoluogo . Irene, con un sorriso brillante, afferma di aver mosso i primi passi sotto gli attenti occhi di mamma Margherita Marconi, nel piccolo ritrovo pubblico già esistente in questa frazione. Irene Marogna è una figura nota e storica di Cona, che per una promessa fatta alla madre, ma anche per amore del suo luogo di nascita e da sempre di residenza, ha saputo qui mantenere aperto l’unico punto di ritrovo esistente. Una scelta coraggiosa che l’ha vista alternare, dopo la scuola dell’obbligo, l’aiuto nel bar e nei prati a tagliare e raccogliere l’erba per le mucche in compagnia del padre Giobatta detto «sciarpa» e da qui il sopranome di Rastrellina (piccola che rastrella ). Ma la sua vera destinazione era stare dietro al bancone, servire caffè, bicchieri di vino e assistere a interminabili partite con le carte a briscola. Barista a tempo pieno, questa minuta signora nata nel ’48, sempre allegra, è agile e scattante quando le arriva un’ordinazione. È dal 1974 che è nell’attuale bar, dopo il trasloco dal quel piccolo locale poco più in là, già in funzione da oltre 55 anni, che sommati danno 100 anni di attività. Che potevano cessare se Irene non avesse saputo, con caparbietà e tenacia, superare alcuni ostacoli burocratici, facilitati anche da un dirigente pubblico che ha saputo comprendere quanto Irene ci tenesse a non chiudere quell’unico ritrovo. «È stata una bella vittoria, in cui il buon senso ha prevalso su altre logiche», racconta Irene, che di tanto intanto si accomoda con cura i capelli e con spontaneità regala un largo sorriso a tutti ed è sempre gentile. Irene da Cona, barista con onore e da una vita, è l’esempio che anche servire un caffè o un bicchiere di vino è segno di alta professionalità. E ora che da pochi mesi è rimasta vedova e le due figlie sono sposate e lontane da Cona, stare tra le persone e servire dei buoni caffe le mitiga un po’ la sua tristezza. •

Renzo Cappelletti
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