CHIUDI
CHIUDI

11.07.2019

Incanto in Lessinia, la pozza di passo Malera si colora di rosso

Non è il lago di Tovel, con il suo celebre fenomeno dell’acqua rossa, purtroppo da decenni esaurito, e non ci sono le Dolomiti di Brenta, ma la pozza di Passo Malera vanta uno scenario di tutto rispetto, con il gruppo dolomitico del Carega e L’altopiano della Lessinia. Quest’anno può contare sul fatto che, come accadeva al celebre lago della Val di Non, ha le sue acque colorate di rosso.

Se ne è accorto l’agronomo e dottore forestale Guido Pagan Griso, frequentatore assiduo della Lessinia: «Mai visto un fenomeno simile in vita mia», racconta, dopo essere tornato dalla pozza di abbeveraggio per le mandrie posta ai 1.727 metri di Passo Malera, lungo il sentiero Cai 287, proprio prima di scendere, per chi proviene da Malga San Giorgio, verso i rifugi dell’alta valle di Revolto.

Ma che cosa potrebbe aver colorato di rosso l’acqua piovana raccolta nella pozza di abbeveraggio? E perché solo qui? In realtà potrebbero essercene altre, con un fenomeno forse non così marcato, ma per ora non ci sono conferme e anche Matteo Castioni, agronomo laureatosi con lode a Padova e specializzatosi in microbiologia, va cauto: «Per dare una risposta certa bisognerebbe analizzare l’acqua al microscopio, ma posso anticipare, con un buon margine di sicurezza, che si tratta dell’effetto di un’alga, conosciuta come Tovellia sanguinea: una microalga, grande 20-25 micron, cioè millesimo di millimetro, che era anche causa dell’arrossamento del lago di Tovel d’estate fino agli anni Sessanta. Molti studiosi, già dall’Ottocento, avevano cercato di capire a cosa fosse dovuto il fenomeno e parziale chiarezza è stata fatta nel 2006 con una pubblicazione scientifica dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e dell’Istituto di Biologia dell’università di Copenaghen che hanno descritto la microalga responsabile dell’arrossamento e in quali condizioni», spiega Castioni. 

 

 

Sono in pratica quelle che hanno caratterizzato i primi mesi di quest’anno: inverno mite, altissima piovosità e temperatura insolitamente bassa in maggio, seguito da un giugno caldissimo. «Gli elevati elementi nutritivi che si sono accumulati nelle pozza durante le piogge di maggio, e a seguire le alte temperature, hanno innescato prima la fioritura algal, ovvero l’aumento del numero delle cellule, e poi la maturazione, cioè l’accumulo del pigmento carotenoide Astaxantina, responsabile del colore rosso all’interno dell’alga», spiega.

 

Ma se si tratta di un fenomeno che era conosciuto solo per il lago di Tovel, perché si ripresenta in Lessinia a decenni di distanza? «In realtà succedeva anche altrove, in misura minore. E comunque occorre considerare di questi microrganismi anche la grande capacità di rimanere latenti per anni, per esplodere a condizioni ambientali e climatiche ottimali. L’alga, se di questo si tratta, era molto probabilmente già presente negli anni scorsi e produce delle cisti che si conservano nell’ambiente in attesa del momento giusto per svilupparsi», risponde Castioni, rivelando che il carotenoide Astaxantina è un potentissimo antiossidante che viene prodotto naturalmente, in concentrazioni molto elevate da un’altra alga, l’Haematococcus pluvialis, che si sviluppa ad altitudine di molto inferiore.

«La può riconoscere chiunque abbia degli arredi da giardino in plastica bianca lasciati fuori alle intemperie: pioggia e sole fanno crescere microrganismi che bagnandosi e asciugandosi assumono una caratteristica colorazione rossiccia. È un’alga che stiamo studiando e coltiviamo in via sperimentale anche noi ad AlghItaly», rivela Castioni, citando l’azienda in cui è responsabile dello sviluppo scientifico e tecnologico, per la coltivazione di microalghe. Gli studiosi hanno scoperto che il fenomeno dell’arrossamento del lago di Tovel era dovuto al carico organico (nitrati, azoto e fosforo) delle mandrie in alpeggio che finiva per dilavamento nelle acque del lago e che nei mesi estivi contribuiva ad alimentare la fioritura della Tovellia sanguinea. La diminuzione di animali in alpeggio spiegherebbe la scomparsa dell’arrossamento, anche se il carico organico da solo non basterebbe a spiegare il fenomeno, che è rarissimo, anche se c’è chi ricorda un caso analogo nell’estate di decenni fa in una pozza abbandonata ai margini di un bosco vicino a contrada Balestre di Erbezzo. •

 

Vittorio Zambaldo
Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1