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04.10.2019

Il saluto degli alpini a un cuore grande

L’arrivo della bara alla piccola chiesa di Giare FOTO PECORA
L’arrivo della bara alla piccola chiesa di Giare FOTO PECORA

Una commovente partecipazione di parenti, amici, conoscenti: insieme, hanno voluto rendere omaggio a Imerio Cipriani nella chiesa di Giare, la piccola frazione di Sant’Anna d’Alfaedo dove l’imprenditore è stato vittima dell’incidente stradale accaduto sabato sera. Tra di loro, tante penne nere, in rappresentanza di gruppi iscritti all’Associazione nazionale alpini, provenienti non solo dalla nostra provincia ma dalle regioni limitrofe, tra cui il Trentino e la Lombardia. Si perché Imerio Cipriani, oltre che un imprenditore, era un alpino e con delle responsabilità. Imerio aveva creato una trentina di anni fa una rivendita di materiale edile, a Giare , dov’è nato, ora nelle salde mani di quattro dei suo cinque figli. Dopo la famiglia, il lavoro, aveva la passione degli alpini. Non come semplice associato ma come attento organizzatore. Era da tre mandati nel consiglio provinciale a rappresentare la Lessinia occidentale e a livello locale sovrintendeva i gruppi di Cerna, Vaggimale, Cona e Ronconi. La chiesa di Giare era troppo piccola per poter ospitare le tante persone presenti, venute da ogni parte della Lessinia, molte dalla città, per testimoniare la figura di Imerio, umile, buono e dal grande cuore. Da tutti amato e apprezzato. E allora se nella chiesa non c’era posto - occupato dai famigliari e parenti stretti - ecco qui emergere la solida figura che caratterizza l’alpino. Dopo aver accolto l’arrivo del feretro funebre di Imerio con un «presentat-arm» d’onore, tutti fuori nella piazzetta, in piedi, sull’attenti, ben allineati dietro ai singoli labari. Fermi e rigidi così per tutta la funzione, come sentinelle fedeli. Una funzione religiosa seguita e concelebrata da tre sacerdoti: don Giovanni Birtele, don Giuseppe Formenti e da don Michele De Rossi che ha confessato che questo era il suo primo funerale dal suo arrivo a Sant’Anna d’Alfaedo. I primi due presbiteri non sono voluti mancare a questo momento, perché Imerio lo conoscevano da parecchio tempo, per il suo impegno nel volontariato e parrocchiale. Durante la cerimonia, il coro Fiorelin del bosc, formatosi oltre 50 anni fa da queste parti (a Ceredo) e diretto oggi dal maestro Giuseppe Ferrari, a intervalli ha reso più intensa la commozione estraendo dal repertorio brani come Amici miei, Signore delle cime, Ave Maria e Maria lassù. Parole e frasi che idealmente hanno fatto rivedere l’alpino Imerio camminare sicuro sui sentieri di montagna, fieramente alla testa ai suoi «bocia» per qualche intervento, per dei lavori in questo pezzo della sua Lessina. Un particolare ricordo di Imerio lo ha svelato Giglio Antolini, del 1946, suo coetaneo, che salito sull’altare ha ricordato che Imerio era stato il suo compagno di banco alle scuole elementari. Ed era così buono e generoso che quando era in difficoltà gli lasciava copiare i compiti. Ma non solo: quanti sogni e progetti messi in preventivo seduti sui tre gradini della chiesa di Giare. Molto emozionato anche il sindaco Raffaello Campostrini , quando ha ricordato tutte le buone qualità di Imerio. Ha lanciato un messaggio forte Luciano Bertagnoli, presidente provinciali degli alpini. Chiedendo a chi raccoglierà, ora, lo zaino di Imerio volato in cielo. Così prezioso per le sue qualità , come l’altruismo, l’umiltà ,la generosità, l’amore per la sua famiglia e per il prossimo. Da ultimo l’intervento di Sergio Lucchese, capozona del «Valpolicella», che a memoria ha recitato la Preghiera dell’alpino. Per l’alpino Imerio, di tutti e per tutti. •

Renzo Cappelletti
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