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11.10.2019

I cacciatori ritornano alla carica

Due cuccioli di cinghiali: questi animali sono molto prolifici
Due cuccioli di cinghiali: questi animali sono molto prolifici

Il faunista della Provincia Ivano Confortini aveva invitato il mese scorso a rivolgere alla Regione la richiesta arrivata al presidente Manuel Scalzotto da undici sindaci della Lessinia, assieme al commissario straordinario del Parco Stefano Angelini e al presidente di Coldiretti Verona Daniele Salvagno, per la modifica urgente della delibera 71 del 2014, che vincola la caccia al cinghiale in Lessinia fuori dai confini del Parco naturale regionale e al di sotto della quota di 900 metri di altitudine sul livello del mare, un limite altimetrico non previsto sul Baldo, dove, peraltro, solo da quest’anno è avviata la caccia al cinghiale. Sindaci e cacciatori della Lessinia ritengono punitivo questo limite, oltre che scarsamente efficace nella lotta agli ungulati che stanno devastando gli alti pascoli, ma la Provincia, attraverso Confortini aveva risposto che «il limite altimetrico dei 900 metri per l'esercizio della caccia, previsto a partire dal 2010, viene fissato annualmente con apposita deliberazione dalla Regione, su proposta della Provincia e a seguito dell'acquisizione del parere dell'Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale». Dunque sarebbe la Regione l’interlocutore a cui rivolgersi per il cambio delle regole. «Non è sbagliato aver chiesto alla Provincia di intervenire nel merito, perché la Regione, come confermato anche da Ivano Confortini, delibera sulla gestione del cinghiale su una proposta della Provincia», ribatte Massimo Sauro, presidente della Riserva alpina di caccia di Bosco Chiesanuova. LE OSSERVAZIONI di Sauro partono dal fatto che «il cinghiale è una specie che si dimostra problematica sia sul territorio sia tra gli enti preposti alla sua gestione. Se qualche anno fa la specie era presente solo a quote medio basse, oggi si è espansa anche a quote più alte, causando ingenti danni ai pascoli, per cui la gestione della specie va modificata e aggiornata alle nuove esigenze come avvenuto per la zona del Monte Baldo. Non esistendo un problema tecnico-gestionale per la caccia al cinghiale anche a quote superiori ai 900 metri, e viste le urgenti esigenze di intervento, non si comprende perché la Provincia non proponga di modificare velocemente queste regole di gestione, già richieste da qualche anno anche da alcuni Comprensori alpini di caccia della Lessinia». «Non si comprende poi la ragione di una zona vietata alla caccia al cinghiale tra i 900 metri e i confini del Parco, quando è il Parco stesso che chiede che sia urgentemente tolto questo divieto», incalza il presidente della Riserva alpina di Bosco Chiesanuova. Confortini aveva fatto presente che il territorio sopra i 900 metri (escluso quello del Parco) attualmente può essere interessato dal prelievo in controllo, sia da appostamento che in girata (dal 1° ottobre) in conformità con quanto previsto dal piano di eradicazione regionale e del conseguente piano provinciale e pertanto sussiste a oggi la concreta possibilità di contenere il cinghiale anche alle quote maggiori, ad esclusione delle aree Parco. La differenza è che la caccia mira alla gestione della specie e al suo mantenimento sul territorio, mentre il controllo è una forma di prelievo che si propone il contenimento, anche fino all'eradicazione se necessario, di una specie «problematica» ed è fatto da soggetti autorizzati: in definitiva però, entrambe le metodiche consentono il prelievo del cinghiale. «La questione non è del tutto chiara perché la legge nazionale vieta ai cacciatori la partecipazione alle attività di controllo, mentre quella regionale lo permette», ribatte Sauro, «e finire denunciati per un cinghiale non ne vale proprio la pena. A mio avviso, soluzione momentanea, in attesa di una modifica della legge nazionale sulla caccia di controllo, è quella consigliata da Ispra alla Provincia stessa, cioè di allargare il periodo di caccia per tutto il periodo dell’anno». «SE, COME LAMENTATO, i cacciatori non sempre si attivano per i prelievi di selezione, forse sarà il caso di organizzare un incontro con i responsabili dei vari comprensori e istituti venatori per capire le motivazioni e le varie problematiche. Non sempre le regole pensate e dettate negli uffici sono facilmente applicabili nelle varie realtà del territorio. Il problema cinghiale negli anni a venire sarà sempre maggiore, come dimostrato dal continuo aumento degli abbattimenti per cui è doveroso affrontarlo con il confronto e la collaborazione delle associazioni di categoria e di tutte le figure coinvolte», conclude Sauro. •

Vittorio Zambaldo
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