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29.06.2016

«Ho fatto a botte
con il piccolo
Bud Spencer»

Bud Spencer, il gigante buono. L’attore, che in realtà si chiamava Carlo Pedersoli, aveva 86 anni
Bud Spencer, il gigante buono. L’attore, che in realtà si chiamava Carlo Pedersoli, aveva 86 anni

Bud Spencer, il popolarissimo attore spentosi due gioprni fa, quand’era ancora Carlo Pedersoli e portava i pantaloni corti, è stato per circa un anno e mezzo residente a Verona e per nove mesi, a cavallo fra il 1944 e il 1945, un intero anno scolastico, sfollato con la famiglia a Erbezzo.

Se lo ricorda bene Antonio Menegazzi detto Pippi, figura conosciutissima in Lessinia, il re degli «gnochi sbatui», esperto della più sana e naturale cucina di malga e che si incontra spesso alle feste come cuoco esperto dei migliori impasti di farina, acqua sale e fioretta dell’altopiano. A dispetto dei suoi 88 anni ha ancora una memoria di ferro e non ha dimenticato quel ragazzino, alto e robusto già allora, che era venuto dalla città a vivere in montagna per paura delle bombe. «Il papà Alessandro e la mamma Rosa si erano trasferiti a Verona per il lavoro di rappresentante della fabbrica di automobili Lancia che lui svolgeva, ma in quegli anni era pericoloso restare in città per i bombardamenti e chi poteva si allontanava. Erano vissuti per alcuni mesi all’albergo Alpino in centro a Erbezzo, ma poi avevano affittato una villetta a inizio paese», racconta Pippi che è stato compagno di giochi e di scuola di Carlo.

«Aveva anche una sorella, mi pare più giovane, sicuramente carina. Questo me lo ricordo proprio», aggiunge.

A Erbezzo in quegli anni si erano trasferiti anche gli alunni dell’Istituto salesiano Don Bosco, saliti da Verona sempre per il rischio bombardamenti. «Io avevo già frequentato la quinta elementare a Verona ma con la scusa che i collegamenti erano difficili con la città per proseguire gli studi, i miei genitori mi hanno iscritto un’altra volta alla quinta dai salesiani in paese e sono finito nella stessa classe di Carlo, che era di un anno più giovane di me».

Che ricordi ha lasciato il futuro gigante buono del cinema italiano ai coetanei di Erbezzo?

«Mi ricordo che anche allora aveva sempre voglia di fare la lotta. A scuola era bravo, ma aveva l’idea fissa di misurarsi con qualcuno a botte e noi “poveri montanareti” le prendevamo sempre di santa ragione», ammette il Pippi, anche oggi con fisico asciutto che deve aver dovuto subire più di qualche ko.

«Beh, no, eravamo anche amici e si giocava spesso insieme. Quando non si era a scuola si era in giro per il paese a combinare guai. Ci divertivamo a entrare nelle stalle di qualcuno che non ci stava simpatico e a liberare dalla cavezza vacche e vitelli, per dargli del lavoro da fare a recuperarli», ride ancora il Pippi.

Finita la guerra i destini si divisero e a Erbezzo non si vide più Carlo Pedersoli, tanto meno quando divenne atleta famoso di nuoto e pallanuoto e poi ancora più conosciuto attore. Anche il Pippi comunque ha avuto i suoi riconoscimenti, perché appena finita la guerra si arruolò volontario ancora minorenne in Aeronautica e mandato alla trasmissione dei dati meteo a San Martino di Castrozza. «A Passo Rolle c’era anche la Scuola alpina della Guardia di Finanza e quando partecipai a una gara di sci di fondo, vincendola, i finanzieri della Scuola Alpina, mi convocarono per chiedermi di passare con loro nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle e così sono rimasto con la Finanza fino alla pensione, perché mi dava la possibilità di vivere la mia passione per la montagna», conclude.

Vittorio Zambaldo
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