BILANCIO

Estate da lupi: predati oltre 140 capi domestici

Femmina di lupo gravida fotografata nella primavera del 2020 in Lessinia dal carabiniere forestale Luca Signori
Femmina di lupo gravida fotografata nella primavera del 2020 in Lessinia dal carabiniere forestale Luca Signori
Femmina di lupo gravida fotografata nella primavera del 2020 in Lessinia dal carabiniere forestale Luca Signori
Femmina di lupo gravida fotografata nella primavera del 2020 in Lessinia dal carabiniere forestale Luca Signori

Cresce la tensione e tante domande restano senza risposta da parte delle istituzioni in merito all’impennata di predazioni da lupo in Lessinia in questa stagione, che rischia un bilancio di animali domestici uccisi mai visto in precedenza, con oltre 140 vittime dall’inizio dell’anno. Alla voce degli allevatori, demoralizzati e arrabbiati per quanto sta succedendo, costretti a riportare in stalla i capi al pascolo, si aggiunge anche quella dell’associazione «Io non ho paura del lupo», da anni impegnata anche in Lessinia per favorire conoscenza e convivenza con il lupo.

 

Criticità della Lessinia «Vogliamo parlare per esporre la problematica senza isterismi o pareri di parte», esordisce Daniele Ecotti, presidente dell’associazione, «anzitutto specificando che il contesto della Lessinia veneta, dove il lupo è ormai presente da 10 anni, continua a presentare alcune criticità per la messa in sicurezza degli animali: difficoltà oggettive nella gestione del pascolo brado rendono meno facile l’adozione dei tradizionali mezzi di prevenzione del danno, senza modificare in maniera sostanziale i metodi d’allevamento. Questo fa sì che tutt’oggi, nella maggior parte delle aziende, si continui a gestire il bestiame come se il lupo non ci fosse, in attesa forse di un’ imminente rimozione del problema lupo che però di fatto oggi non esiste e molto probabilmente non avverrà mai». Il predatore è infatti in continua espansione, in Italia ed in Europa, «e anche in quei Paesi dove ne viene praticato un controllo tramite uccisioni, non c’è una mitigazione del conflitto con gli allevatori e nonostante gli abbattimenti proporzionali, le popolazioni di lupo continuano comunque a crescere», ribadisce Ecotti. L’unica via percorribile, secondo l’associazione «Io non ho paura del lupo», è quella «della convivenza attraverso l’adozione di mezzi di prevenzione che, dove messi in atto correttamente, funzionano a dovere. I dati istituzionali, là dove disponibili, confermano che quelle poche reti presenti presso alcuni allevatori virtuosi funzionano molto bene, considerato che ci sono realtà che praticano sia allevamento bovino che ovi-caprino che attraverso reti fisse e mobili e cani da guardiania non hanno praticamente più subito alcuna predazione da lupo da diversi anni».

 

Le possibili soluzioni Ecotti cita l’esempio della Provincia autonoma di Trento, con il recinto elettrificato a sette fili realizzato a Sega di Ala, «una soluzione sicuramente vasta e impegnativa dal punto di vista economico e gestionale», riconosce, «ma che ha consentito a un ampio gruppo di allevatori riuniti di non subire nemmeno una predazione durante la stagione 2020: questo recinto è stato nuovamente posto in opera nel 2021 e ne sono comparsi altri in aree limitrofe».

 

Prevenzione e direttive europee «È responsabilità delle istituzioni favorire l’adozione dei mezzi di prevenzione e far sì che gli allevatori possano avere maggiore supporto per proteggere i propri animali. D’altronde le direttive europee sono chiare e la tendenza per i prossimi anni sembra essere quella di non elargire più alcun indennizzo a chi subisce predazioni senza avere almeno un mezzo di prevenzione in opera nella propria azienda: a quel punto chi si farà carico del danno?», chiede Ecotti, che smonta il luogo comune dell’abbandono dei pascoli a causa della presenza dei predatori. «La Banca dati nazionale sulla presenza di animali al pascolo», specifica infatti, «rivela che nella Lessinia veneta le presenze di bovini al pascolo nel 2020 sono state superiori a quelle degli anni in cui il lupo non c’era, anche se è innegabile che nel singolo caso di piccole aziende, molte predazioni possono rappresentare un danno enorme».

 

Secondo il presidente Ecotti «dovrebbero far più notizia le difficoltà che colpiscono alcune malghe per le vicissitudini nella raccolta del latte, il vero abbandono di un prodotto eccezionale, il latte di malga, che si scontra con difficoltà di mercato e logistiche che purtroppo sono comuni a molti contesti montani». «In questi 10 anni di presenza del lupo in Lessinia, ci sono state tante parole al vento e una sola sicurezza, quella che gli animali domestici, stagione dopo stagione, continuano purtroppo a morire. È responsabilità di tutti, enti, istituzioni, associazioni e cittadini, impegnarsi affinché questo lento processo di messa in sicurezza degli animali cominci davvero a funzionare, lavorando tutti per tenere il lupo lontano dai pascoli», conclude Ecotti.

Vittorio Zambaldo

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