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14.01.2020

E’ braccio di ferro sui confini del Parco

Una zona nel Parco della Lessinia: si stanno ridiscutendo i confini
Una zona nel Parco della Lessinia: si stanno ridiscutendo i confini

Illustrazione con sorpresa, in Seconda commissione regionale, del disegno di legge sulla ridefinizione dei confini del Parco naturale regionale della Lessinia. «Chi temeva i tagli del Parco dovrà ricredersi perché passiamo dagli attuali 9.936 ettari di superficie protetta a 9.985, ben 49 ettari in più», precisa il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, firmatario con i colleghi veronesi della Lega, Alessandro Montagnoli ed Enrico Corsi, del progetto di legge che recepisce le indicazioni suggerite dai Consigli comunali dei Comuni con territorio dentro il Parco. In realtà la crescita è solo nominale perché la superficie del Parco vero e proprio si riduce a 8.211 ettari, ben 1.774 ettari in meno perché le aree pre-parco, o contigue, non possono essere considerate protette alla stregua di quelle dentro il Parco. «Cambia poco, a parte la possibilità di cacciare, attività comunque rigidamente regolamentata e riservata ai residenti», è il ritornello di chi sostiene il nuovo perimetro del Parco che sottrae i vaj restituendoli solamente come aree pre-parco. «A parte i tagli dei vaj, sul resto sono stati fatti solo dei piccoli ritocchi che non compromettono la funzione di tutela dell’ente Parco», ribadisce Valdegamberi, sostenendo che si è intervenuti «solo per far chiarezza, misurando con nuovi strumenti Gps i confini definiti, in modo digitalizzato, e seguendo tracciati ben individuabili in passaggi sul terreno che siano riconoscibili, come richiesto da tutti i Comuni. In pratica si sta facendo chiarezza su che cosa sia da considerare Parco e che cosa sia fuori dall’area a più alta protezione», ribadisce il consigliere, originario di Badia Calavena. In questi giorni è infuriata la polemica sui social sul futuro di un simbolo del parco, l’abisso della Spluga della Preta, inspiegabilmente lasciato fuori dal Parco, nella cartografia che è circolata in questi mesi. «Nego che la Spluga della Preta non sia compresa nel nuovo perimetro del Parco, di cui è parte e rimarrà anche in futuro», attacca Valdegamberi. L’osservazione delle associazioni speleologiche veronesi, regionali e nazionali è che se l’ingresso resta per pochi metri dentro il Parco, lo sviluppo sotterraneo non è affatto tutelato da una superficie protetta: «Il Parco non può spingersi anche nel sottosuolo. Se la cavità si dirama in Trentino non possiamo certo imporre il Parco alla Provincia autonoma», è la sua risposta. «La Spluga è in un’area di tutela speciale prevista dalle norme del piano ambientale del Parco. In una seconda fase, dopo l’approvazione della legge, si potranno dare disposizione specifiche a queste come alle aree pre-parco e nulla vieta che siano più restrittive di quelle vigenti oggi». Sull’area fa delle precisazioni anche il sindaco di Sant’Anna d'Alfaedo, Raffaello Campostrini, che è anche presidente dell’ente Parco: «La delibera comunale non esclude la Spluga della Preta dal Parco. Abbiamo solo riportato i confini su un tracciato ben definibile, come chiedeva la Regione: prima il confine passava su un prato dove era impossibile definirlo: ora la strada fa da limite come elemento chiaro di confine», precisa. La prossima settimana sindaci e associazioni, e tutti i portatori d’interesse che ne hanno fatto richiesta, verranno ascoltati dalla Commissione che la settimana successiva passerà all’esame e alla votazione del progetto di legge, prima di trasmetterlo al Consiglio regionale per l’approvazione finale. Promette battaglia il Partito democratico che, in un comunicato firmato dai consiglieri Andrea Zanoni, che è anche vicepresidente della commissione Ambiente, e Anna Maria Bigon, definisce il progetto di legge «una sciagura che va assolutamente impedita, perché le tutele del territorio vanno aumentante non diminuite». «La nuova perimetrazione e zonizzazione del Parco sono dannose: la Lega vuole ridurre del 20 per cento la superficie protetta, eliminando i vaj e altre aree ricchissime di biodiversità. È sbagliato considerare i parchi come un freno allo sviluppo a causa dei vincoli. È l’opposto: se ben gestite, le aree protette attraggono finanziamenti e sono un’opportunità per turismo, economia locale e nuove professioni», ribadisce Bigon, «tanto più che anche il rapporto “Veneto Sostenibile” presentato in Consiglio e relativo ai 17 parametri dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, mostra come la nostra Regione sia in linea con numerosi obiettivi, ma fanalino di coda per la tutela della biodiversità», concludono i consiglieri Pd. •

Vittorio Zambaldo
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