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20.11.2019

Droga tra i monti, l’isola felice non c’è più

Un posto di blocco dei carabinieri di Bosco Chiesanuova su una strada della LessiniaUn carabiniere pesa una partita di cocaina sequestrata a uno spacciatore
Un posto di blocco dei carabinieri di Bosco Chiesanuova su una strada della LessiniaUn carabiniere pesa una partita di cocaina sequestrata a uno spacciatore

Se in passato ci si poteva illudere che fra le montagne, lontano anche dai rischi di uno spaccio facile sotto la porta di casa, la droga in Lessinia potesse essere una rarità, i dati degli ultimi undici mesi confermano purtroppo che la realtà è diversa. Grazie alle indagini dei carabinieri di Bosco Chiesanuova, sono finiti in manette ben otto persone dallo scorso dicembre e molti sono stati i denunciati alla Prefettura per uso di stupefacenti. Proprio a pochi giorni dal veglione di San Silvestro era stato arrestato un diciannovenne incensurato e il padre, nel tentativo di difenderlo, aveva cercato di nascondere le sostanze proibite conservate in casa, ma visto dai militari era stato denunciato anche lui, oltre ad essere finiti nei guai altri quattro amici del figlio, a vario titolo coinvolti nel giro di droga in paese. L’attività di investigazione dei carabinieri di Bosco, che hanno competenza territoriale su Bosco Chiesanuova ed Erbezzo, si è comunque allargata anche a Grezzana e alla città, sulle tracce di possibili canali di spaccio. In questo modo sono stati arrestati gli otto spacciatori tutti residenti in Lessinia: due a Bosco, uno ad Erbezzo, quattro a Grezzana e uno a Verona ma la cui attività lo portava spesso a frequentare i paesi dell’altopiano. Se questi sono per le forze dell’ordine spacciatori «di professione», c’è tuttavia un sottofondo ramificato ed esteso di collaboratori dello spaccio che va dall’imprenditore, all’operaio, allo studente che scendendo a scuola a Verona si rifornisce di droga e la trasporta poi in paese per distribuirla fra gli amici: anche questo, da un punto di vista penale, si configura come reato di spaccio. Molti gli utilizzatori di marijuana e hashish, ma anche eroinomani e soprattutto fra i lavoratori i cocainomani, in una fascia d’età fra i trenta e quarant’anni: sono spesso anche padri e madri di famiglia e le indagini dei carabinieri non si sono di fatto mai fermate perché è notorio che il filone, una volta consolidate alcune teste di ponte, tende tutt’altro che ad esaurirsi. D’altronde, dopo ogni arresto, è quasi certo che è immediata al sostituzione con altri elementi che passano dai piani secondari a quelli primari dello spaccio, occupando i posti lasciati liberi. L’ultimo caso in ordine di tempo è l’arresto e la condanna ai domiciliari, con l’obbligo di firma, di un diciannovenne di Bosco Chiesanuova che la notte di Halloween girava con una pistola giocattolo custodita nel cruscotto dell’auto e a cui mancava il tappo rosso di identificazione, e 28 grammi di marijuana sotto il sedile. Quello che ha destato più sconcerto è stato il caso di una quarantasettenne di Cerro arrestata dai carabinieri che stavano pedinando un consumatore di droga. La donna, conosciuta per i suoi precedenti per spaccio e ricettazione, era stata assunta da una cooperativa e lavorava nella cucina di un asilo nido di Verona. La perquisizione nella sua abitazione ha permesso di trovare e sequestrare 32 grammi di hashish e 8 grammi di eroina, nonché 560 euro in contanti che i carabinieri hanno ritenuto essere di provenienza illecita. Per questa attività investigative e per l’opera di prevenzione e repressione dell’abuso di sostanze stupefacenti lo stesso sindaco Claudio Melotti, nel corso delle celebrazioni per la festa delle Forze armate, ha voluto esprimere la riconoscenza propria, dell’amministrazione e dell’intera cittadinanza ai militi della stazione di Bosco Chiesanuova comandati dal maresciallo Paolo Stoppani. «Purtroppo neanche la Lessinia, così legata alle sue tradizioni e ancorata a solidi valori familiari, può dirsi esente dal rischio droghe. I nostri carabinieri fanno molto bene il loro lavoro, che ci conferma che non poterci illudere di essere un’isola felice», commenta il sindaco. «In Comune non risultano richieste d’aiuto per sostenere ragazzi con questo tipo di problema, ma sappiamo che esiste, anche se loro stessi per primi lo negano e le famiglie si chiudono in un giustificabile riserbo. Ma la questione va affrontata, perché esiste. Come amministrazione e servizi sociali», continua il primo cittadino, favoriamo gli incontri e le serate a tema con gli esperti, ma è evidente che il problema è più ampio dei nostri confini e ad esserne irretiti sono tanto i ragazzi di città come i nostri. La prevenzione, fin dalla più tenera età, con gli strumenti adeguati per ogni fascia e il coinvolgimento di famiglie, parrocchie, associazioni, servizi sociali è l’unica strada percorribile assieme a quella della repressione degli episodi di reato», conclude Melotti. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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