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09.05.2020 Tags: Selva di Progno

Corone d’alloro nel giardino di casa

Luciana Mucciaccio: ha coinvolto i suoi scolari nella tesiEmanuele Iannone mentre discute, come Luciana, la tesiLuciana ed Emanuele, laureatisi in Scienze e tecnologie alimentari: abitano in contrada Prolunghi a Selva
Luciana Mucciaccio: ha coinvolto i suoi scolari nella tesiEmanuele Iannone mentre discute, come Luciana, la tesiLuciana ed Emanuele, laureatisi in Scienze e tecnologie alimentari: abitano in contrada Prolunghi a Selva

Non è mancato l’alloro per le corone, raccolto nel giardino di casa, non sono mancati complimenti e applausi di docenti e degli altri laureandi e non è mancato neppure il brindisi on line con amici e parenti per festeggiare il doppio 110 e lode di Luciana Mucciaccio ed Emanuele Iannone, laureatisi all’università del Molise di Campobasso stando nella loro casa in contrada Prolunghi di Selva di Progno, poco prima dell’abitato di Giazza. «C’è mancato l’abbraccio fisico di tanti che avremmo voluto in casa con noi», dicono i neo laureati, «ma in compenso, in tempo di Covid-19, abbiamo potuto allargare la partecipazione della nostra soddisfazione a decine di amici veronesi che altrimenti non sarebbero potuti venire a Campobasso ad assistere a quest’evento per noi molto importante», riconoscono. LA LORO STORIA è davvero singolare e nasce quando Luciana, studentessa diciannovenne dell’istituto magistrale, viene in gita scolastica a Verona e se ne innamora. Poi vorrebbe seguire la strada dell’insegnamento, ma i suoi docenti la sconsigliano e così si orienta sulla facoltà di Scienze e tecnologie alimentari, «con gran fatica perché arrivando da una scuola umanistica mi sono dovuta confrontare con materie scientifiche di cui mi mancavano le basi», racconta. Ma è all’università che conosce Emanuele, nel suo stesso indirizzo di studi e comincia anche la loro vita di coppia. Ma c’è bisogno di lavorare per mantenersi agli studi e Luciana apre una piccola azienda con caseificio, per la lavorazione di latte ovino e caprino, valorizzando una tradizione di famiglia e mettendo in pratica la teoria con la quale si confronta a scuola. Poi ritorna la voglia di insegnamento e si mette in graduatoria, pensando proprio a Verona come destinazione perché quella era rimasta la città dei sogni. Nel Veronese sceglie un paesino di montagna immaginando, giustamente, che lì sarà più facile trovare posti liberi per l’insegnamento. Passa così i primi quattro anni da sola, fra Badia Calavena, Selva di Progno, Tregnago, San Rocco di Piegara, il tempo necessario anche ad Emanuele per vincere un concorso e trasferirsi a Bosco Chiesanuova. ARRIVATI ENTRAMBI alla laurea triennale, decidono che si può ricominciare a studiare per quella magistrale e concludere il percorso di studio e di formazione professionale cominciato insieme. E insieme lo concludono, con una tesi in cui hanno entrambi per relatrice la professoressa Elena Sorrentino. Luciana, seguendo il suo orientamento votato all'insegnamento sviluppa una tesi su «L'educazione alimentare nella scuola primaria: tra teoria e pratica», uno studio finalizzato alla sensibilizzazione dei bambini alla corretta alimentazione attraverso il consumo di frutta e verdura. Il lavoro di Emanuele invece riguarda «Il rischio microbiologico nelle piccole produzioni locali della Regione Veneto: prodotti lattiero-caseari di malga». Vi si analizza, su dati regionali e dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie, il progetto «Piccole produzioni locali», finalizzato a «regolarizzare» e a valorizzare alcune produzioni tipiche realizzate in piccoli quantitativi e commercializzate in ambito locale. Il lavoro è ora pubblicato tra gli approfondimenti del sito regionale PplVeneto.it. EMOZIONATI per il risultato e per la dimostrazione d’affetto ricevuta con striscioni e disegni mandati on line, in particolare dalla terza di San Rocco di Piegara dove «la maestra molisana» ha svolto gran parte della sua ricerca, inserendo questionari e foto dei bambini nella tesi, Luciana ed Emanuele guardano al futuro: «È un obiettivo raggiunto, ma continua la nostra vita», dicono, «perché dopo tanti sacrifici una strada l’abbiamo trovata». «Il regalo di tesi sarà un viaggio, appena possibile, perché il mio primo viaggio è stato arrivare a Verona e nelle pause di lavoro dovevo studiare per questo traguardo. Ho imparato dai nonni ad essere quello che sono: raccogliere tanti semi, piantarli e dimenticarmene, per vedere poi nascere fiori sconosciuti. L’università mi ha insegnato molto», conclude Luciana, «ma la vita l’ho imparata dai nonni che non avevano neppure la licenza elementare ed è quello che insegno ai miei alunni». •

Vittorio Zambaldo
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