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28.11.2019

Bomba all’azienda, svelati i segreti

Il casolare in Borgo Foldruna a Cerro in cui è stato arrestato Giuseppe Sciacca
Il casolare in Borgo Foldruna a Cerro in cui è stato arrestato Giuseppe Sciacca

Ad incastrarlo sono stati prima un mozzicone di sigaretta e poi la sua saliva trovata su una foglia, raccolti a Verona lo scorso 25 settembre dagli agenti della Digos. Da lì, è stato estratto il Dna e confrontato con quello trovato sui poli della batteria Varta, contenuto nel plico esplosivo indirizzato alla «Ladisa spa» a Roma, inviato peraltro all’indirizzo sbagliato. L’esito è stato positivo e la situazione giudiziaria di Sciacca è precipitata fino all’arresto di due giorni fa. Il gip del tribunale di Torino, Silvia Salvadori gioca subito la carta determinante nell’inchiodare Giuseppe Sciacca, 40 anni, residente a Cerro, alle sue responsabilità. Il catanese è accusato di fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di un ordigno esplosivo nell’ambito dell’organizzazione anarco - insurrezionalista che ha sede a Torino. La bomba era stata preparata, a parere dell’accusa, anche da Sciacca e inviata in un plico postale all’azienda. La società è finita nel mirino del movimento legato al centro sociale «L’Asilo» di Torino, perchè impegnata nel rifornire i cosiddetti Cpr, i Centri dei rimpiatri degli immigrati. «Il movimento si era interessato alla problematica dei pasti consegnati nei centri perchè, secondo la versione degli stranieri ospitati, erano contaminati dai vermi», riporta l’ordinanza. LA RICOSTRUZIONE. È l’otto marzo 2016 quando la custode dell’immobile R.S. dell’Igeam srl a Roma ritira la lettera colora avana tipo Pluriball con celle d’aria, lunga venti centimetri e larga 16, riporta l’ordinanza del gip torinese. La busta reca, riportano ancora gli inquirenti, un timbro di annullo illeggibile, regolarmente affrancata con due francobolli da 95 centesimi. Viene riportato anche il mittente della lettera: la «Dab srl» con sede a Piacenza. Un’azienda risultata poi inesistente, ovviamente e scritta con l’uso di un normografo. In quella busta, c’è il congegno esplosivo per il quale è stata utilizzata una batteria da 9 volt di marca «Varta». «Il materiale esplodente utilizzato nel caricamento dell’ordigno contenuto in un sacchetto freezer è risultato pirotecnico», rivelano gli investigatori. CAUTELA DELLA CUSTODE. In quell’ordigno, però, Sciacca lascia la sua traccia tanto da «consentire di individuare almeno un autore dell’operazione del gruppo che ha inviato il plico esplosivo», riporta l’ordinanza. Si tratta di un fatto grave che «avrebbe potuto provocare consistenti danni personali a chicchessia». Si è evitato il peggio «solo per la particolare cautela che ha indotto la portinaia dello stabile insospettita dall’irregolarità nell’indirizzo del plico ad allertare i soccorsi». IL CONTESTO. Il veronese viene inserito dal gip di Torino «nella progettualità criminosa dell’associazione anarco insurrezionalista». Di più: il quarantenne condivide i medesimi ideali di lotta dell’organizzazione. Il suo operato, peraltro, si incastra nella contestazione della politica dell’immigrazione dello Stato da parte di questi movimenti. Gli antagonisti agiscono su due fronti: si tenta di ridurre la capacità recettiva dei Cpr, a partire da quello di Torino di via Brunelleschi. Come? Si organizzano gli incendi così da creare degli esuberi, legati alle parti oramai non più usufruibili dagli ospiti nei Cpr. I migranti, in attesa di espulsione, sono così spostati o, addirittura, liberati per mancanza di disponibilità di posti anche in altri Comuni. L’altro fronte di lotta di questi movimenti, invece, sono le aziende, impegnate nel rifornimenti dei Cie. E l’esplosivo preparato anche da Sciacca e inviato alla Ladisa spa di Roma si inserisce proprio in questo contesto. •

Giampaolo Chavan
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