L'allarme

Case di riposo, emergenza infermieri: «Così rischiamo di togliere posti letto»

Una casa di riposo
Una casa di riposo
Una casa di riposo
Una casa di riposo

Carenza di personale sanitario. Bollette dell’energia triplicate. Liste d’attesa lunghissime. Le case di riposo del Veronese sono attanagliate da tre grossi problemi, che minacciano la loro stessa stabilità. 
Settembre sarà un mese di sfide per il Coordinamento provinciale delle Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza): il gruppo cui hanno aderito 10 delle 16 Ipab per anziani non autosufficienti del territorio scaligero, allo scopo di far fronte comune e aiutarsi a vicenda. 
Il bando A settembre, verso la fine del mese, il Coordinamento delle Ipab lancerà infatti il primo bando congiunto finalizzato all’assunzione di nuovi infermieri. Ancora a settembre, partirà il corso della Regione per operatori sociosanitari: altra figura professionale di cui le case di riposo hanno assoluto bisogno. E sempre a settembre, il Coordinamento avrà il primo faccia a faccia con il Consorzio dell’energia veneto (Cev), con l’obiettivo di trovare una strategia di risparmio in bolletta a beneficio di tutte le 10 Ipab: per esempio tramite la creazione di un Gruppo d’acquisto energetico. Ricordiamo che le case di riposo pubbliche finora aderenti al Coordinamento, per un totale di 1.100 posti letto, sono: Villafranca, Bussolengo, Malcesine, Caprino, Cerea, Sommacampagna, San Pietro in Cariano, Monteforte d’Alpone, Nogarole Rocca, Villa Bartolomea.  Gli ultimi concorsi per arruolare infermieri sono andati deserti.
«È un grave problema collettivo», spiega Manuela Tomasi, presidentessa della casa di riposo Morelli Bugna di Villafranca e alla guida del Coordinamento delle Ipab. «Secondo gli standard assistenziali stabiliti tramite legge regionale», entra nel dettaglio, «elle dieci case di riposo dobbiamo garantire costantemente, in totale, cento infermieri e trecento operatori sanitari. Ad oggi ci attestiamo su questa soglia limite. Ma siamo già in preallarme: tra poco scatterà il concorso dell’Azienza Zero e ci aspettiamo di perdere alcuni dei nostri dipendenti».


Liste d’attesa Aggiunge: «Ecco perché stiamo cercando di assumere. Se dovessimo scendere sotto il livello minimo di personale, saremmo infatti costretti a chiudere reparti e a diminuire posti letto, con ricadute negative sui bilanci».
«E questo, a fronte della situazione già drammatica sulle liste d’attesa. Gli anziani che stanno aspettando di entrare alla Morelli Bugna, per fare un esempio, sono 70: la metà dei nostri attuali pazienti».
Quindi? Risponde la presidentessa Tomasi: «Verso la fine di settembre, il Coordinamento delle Ipab lancerà il primo bando di selezione congiunto, per cercare di intercettare i neolaureati in Infermieristica del Veneto. Tenteremo di comporre una graduatoria unitaria, dove ciascuna delle dieci case di riposo potrà pescare secondo necessità. Nel frattempo stiamo cercando di pubblicizzare al massimo il nuovo corso regionale per Oss, al quale purtroppo ci sono pochissimi iscritti».
Intanto, «come soluzione tampone, attraverso le agenzie interinali, abbiamo aperto la ricerca di personale sanitario extra Unione europea. Recentemente, sono state assunte due infermiere provenienti dal Brasile che verranno a lavorare proprio alla Morelli Bugna».


Pochi laureati È da almeno due anni che sulle case di riposo in generale (nella provincia scaligera sono in tutto 75) pesa la carenza di personale. La causa? «Il numero dei nuovi laureati nel settore sanitario, dove la maggior parte delle facoltà è a numero chiuso, è assai inferiore alle esigenze del territorio», analizza Tomasi. «Credo che la quota di studenti ammessi ogni anno ai corsi universitari sia ancora parametrata sull’epoca prepandemica. Ma il Covid, sommandosi all’invecchiamento della popolazione, ha generato uno scompenso in tutto il comparto ospedaliero e assistenziale».
Aggiungela referente del Coordinamento: «Ma le Ipab dovrebbero essere guardate con un occhio di riguardo, in quanto enti in grado di dare molto sollievo al Sistema sanitario, alleggerendone anche le spese».
Infatti, secondo uno studio delle Ipab stesse, a fronte del costo di 50 euro giornalieri per un posto letto in una Ipab, in una Terapia Intensiva si arriva attorno a 500 euro al giorno; ma anche a 300 nella Geriatria a bassa intensità nella Medicina interna.

Caro energia E per parlare ancora di costi, le strutture stanno affrontando pure la stangata del caro energia: «L’ultima bolletta arrivata alla Morelli Bugna, pur dotata di impianto fotovoltaico, ammonta a 60mila euro. Tre volte tanto rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso», testimonia Tomasi.
«Ecco perché, con il Coordinamento, ci affrettiamo a incontrare il Cev. Speriamo, costituendo un Gruppo di acquisto energetico fra Ipab, di trovare una scappatoia anche a questo problema».

Lorenza Costantino