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23.08.2019

«Casapound non farà il raduno qui»

La pista da speedway vicino a Cogollo richiesta per ospitare il raduno di Casapound
La pista da speedway vicino a Cogollo richiesta per ospitare il raduno di Casapound

Dal 5 all’8 settembre il movimento di estrema destra Casapound Italia ha programmato la propria festa nazionale a Badia Calavena, al Marani Motorsport Park, la pista da speedway e annesso parcheggio che si raggiunge oltre il torrente Progno, passando dall’abitato di Cogollo. Un luogo disagevole a cui si arriva da un’unica strada, con un passaggio a guado dalla strettoia della frazione, lungo una stradina comunale che non sarà in grado di far transitare senza caos le migliaia di iscritti e simpatizzanti che frequenteranno la località per i concerti e i discorsi dei leader del movimento. In realtà sul sito dell’associazione e nel relativo volantino, che pubblicizza i concerti delle sere da giovedì 5 a sabato 7, si parla genericamente di Verona, senza specificare l’indirizzo in cui il raduno avrà luogo. Ma questa è la questione di fondo: avrà luogo veramente? Casapound non ha ancora ritirato il post di annuncio del raduno, né dal proprio sito né dalla pagina Facebook che aveva inserito lo scorso 3 agosto e nello stesso tempo, a distanza di due settimane dall’evento, fornisce il programma di massima, ma non dice esattamente dove si svolgerà. Invece si sono già mobilitati da settimane i siti antifascisti, femministi e antirazzisti che hanno accolto come una provocazione la coincidenza che negli stessi giorni della festa di Casapound sia da ben prima programmato a Quinzano, nell’area verde accanto alle piscine Santini, il festival Le città inVisibili, dove si parlerà di lavoro, scuola, diritti, ambiente e migrazioni. Proprio mercoledì mattina, giorno di mercato a Badia Calavena, con il massimo afflusso di gente, è stato distribuito un volantino firmato da Assemblea 17 Dicembre, organizzatrice del festival, che riporta la richiesta ai proprietari di Marani Motorsport Park di fare un passo indietro sulla concessione del luogo a Casapound. «Per noi il discorso è chiuso con il netto rifiuto di concedere l’utilizzo della struttura per questo raduno nazionale», rispondono i responsabili di Fun srl la società concessionaria della struttura che lo ha in gestione il luogo dai proprietari. Ma com’è nata allora la voce della collocazione a Badia Calavena, che pare abbia movimentato migliaia di persone per le prenotazioni di camere e ristoranti in valle? «Si è creata una situazione anomala non per nostra colpa: la richiesta iniziale di giugno era per una festa privata. Poi con il passare dei giorni scopriamo che in realtà si tratta di un movimento politico e di una festa nazionale. Siamo stati fatti oggetto di pressione da una parte e dall’altra per concedere o per negare l’area. Rispettiamo le idee di tutti, ma quando ci sono troppe pressioni capiamo di trovarci in una situazione che non va bene e abbiamo deciso di starne fuori». Però Casapound non ha ancora avvertito i propri iscritti che il raduno nazionale non si farà a Badia: «All’ultimo dovranno scoprire le carte. O cambiano luogo o fanno un’occupazione di forza contro la volontà nostra e della proprietà che ha già avvertito Digos, carabinieri e Prefettura di essere contraria all’organizzazione dell’evento». Pare che tutto sia una questione di soldi perché dopo l’anticipo per prenotare l’area, non sarebbe mai arrivata la documentazione di garanzia per eventuali danni derivanti dal raduno: «Non è una questione di soldi», rispondono da Fun srl, «ma di poca chiarezza. Alle obiezioni che solleviamo non rispondono e non puoi chiedere di fare una festa privata e poi presentarti con un raduno nazionale. Per non parlare dello scontro fra personaggi istituzionali che dovrebbero essere al di sopra di queste partigianerie e invece abbiamo scoperto, nostro malgrado, che sostengono l’una o l’altra parte. Quando ti capita capisci di essere preso fra due fuochi e non hai scampo. Perciò ribadiamo di non essere disponibili per l’organizzazione di questo evento, inizialmente presentato come una rimpatriata di amici al bar e invece “l’è un casin”», concludono da Fun srl amareggiati, ma decisi a non cedere. Casapound, più volte contattata dal nostro giornale, al momento preferisce il silenzio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vittorio Zambaldo
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