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27.08.2019

San Giorgio, finisce a carte bollate

Ruspe intente alle demolizioni sulla piana di San Giorgio
Ruspe intente alle demolizioni sulla piana di San Giorgio

Trasformare San Giorgio, come immagina Nordwind srl che ha acquisto le proprietà del fallimento di Nuova Lessinia spa, non sarà una passeggiata. Alla diffida partita dal Parco per la sospensione immediata dei lavori di ripristino avviata dalla società Nordwind, si è aggiunta la denuncia querela alla Procura della Repubblica di Marco Zambelli, comproprietario del fondo di Malga San Giorgio. Se il Parco naturale regionale della Lessinia lamenta la mancanza di autorizzazione paesaggistica in procedura semplificata e il relativo nulla osta che dovevano essere chiesti e ottenuti prima di avviare i lavori, Zambelli chiede la punizione di Renato Canteri, amministratore unico di Nordwind, come di tutti coloro che la Procura dovesse ritenere responsabili del lungo elenco di fatti che la querela allega. La denuncia parte dal fatto che nel corso degli anni (dal 1968), diverse società sono subentrate nella concessione per l’esercizio dello sci alpino sulle sue comproprietà, sulla base di contratti di locazione parziaria per porzioni di immobili ulteriori rispetto a quelli gravati dalla concessione originaria perpetua, al fine di ampliare l’offerta del servizio per la pratica dello sci alpino. Zambelli e gli altri comproprietari, citano ad esempio la cabina di comando degli impianti di risalita, un immobile accatastato come magazzino e un altro come Ice Bar, cioè la casetta su ruote posizionata al centro della piana vicino alla partenza della seggiovia Gaibana. Il proprietario osserva che negli anni sono stati utilizzati beni derivanti dalla concessione perpetua ma anche beni di sua proprietà e di altri, «ma il curatore del fallimento di Nuova Lessinia spa ha venduto a Nordwind srl i beni di proprietà della procedura fallimentare, chiarendo che i contratti di affitto in essere non erano stati trasferiti a Nordwind, ed anzi erano stati risolti». Zambelli contesta che nella lettera di comunicazione dell’avvio della demolizione, Nordwind avesse inserito anche beni di sua proprietà, intimando attraverso il proprio avvocato, «di non procedere ad alcuna attività sui beni a lui intestati». SAPPIAMO COM’È FINITA: dalla mattina di giovedì 22 agosto, alla sera dello stesso giorno, sono stati rasi al suolo il vano tecnico della seggiovia, dello skilift della pista Slalom e l’Ice Bar con plateatico, la costruzione in legno su ruote che stazionava da anni al centro della piana. «Fabbricati pericolanti dopo l’abbattimento di una parete per poter recuperare i quadri elettrici e i comandi relativi agli impianti», si è giustificata Nordwind srl, «un pretesto che ha violato un diritto di proprietà», risponde invece Zambelli, che cita al proposito le scritte che lui stesso aveva fatto con colore indelebile su ogni costruzione indicando la proprietà e il numero di mappale relativo. Di qui la denuncia querela dei proprietari dei beni abbattuti e lavoro per avvocati e giudici per i prossimi mesi (anni?), perché Marco Zambelli è convinto che «Nordwind, attraverso il suo amministratore unico Renato Canteri, senza alcun preavviso e senza alcun permesso di demolizione da parte del Comune, del Parco e tantomeno mio, ha deciso che la mia casetta nella piana di San Giorgio fosse brutta e andasse demolita, mentre ha deciso di ampliare quella sulla cima (il rifugio Gaibana, ndr) che ritiene invece bella. Riempire di cemento una delle cime più alte della Lessinia è forse più bello? Lo chiedo alla Procura, ma anche all’opinione pubblica», attacca Zambelli. «La cosa più grave non sono aver compromesso i rapporti con me e la mia famiglia», conclude, «ma con l’intera collettività per il grave abuso commesso senza alcuna autorizzazione e per di più in area Parco e in totale spregio di leggi e normative». •

Vittorio Zambaldo
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