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08.03.2020 Tags: Bosco Chiesanuova

Ristrutturare o ricostruire È il dilemma del palaghiaccio

Il palaghiaccio di Bosco Chiesanuova, ieri, coperto di neveL’ex istituto Boggian, ora in disuso FOTOSERVIZIO PECORA
Il palaghiaccio di Bosco Chiesanuova, ieri, coperto di neveL’ex istituto Boggian, ora in disuso FOTOSERVIZIO PECORA

Vittorio Zambaldo Di nuovo palaghiaccio si parla da anni, ma finora si era sempre pensato di mettere mano alla vecchia struttura di 34 anni fa, inaugurata il 12 luglio 1986. Tutt’al più i dubbi erano se farla coperta o scoperta, ma anche in questo caso era prevalsa la seconda ipotesi, data per pacifica da tempo, considerato l’utilizzo più turistico che agonistico. Invece il sindaco Claudio Melotti nell’ultimo incontro con la popolazione, conti alla mano, ha provato a sondare il terreno per altre soluzioni. «La nuova opera è già interamente finanziata con un impegno di 3 milioni e 155mila euro, coperti per 2 milioni da quattro annualità di 500mila euro ciascuna dal Fondo Comuni di confine e per un milione e 155mila euro da fondi propri, di cui 455mila da avanzo di amministrazione del 2018, 400mila da mutuo e 300mila dalla vendita di un lotto di terreno edificabile in località Sioster», ha spiegato il sindaco, sottolineando però che il costo salirebbe a 6 milioni e 620mila euro se si dovesse realizzare la struttura coperta e completamente chiusa e il parcheggio nel sotterraneo che verrebbe ricavato sollevando di alcuni metri dall’attuale livello la disposizione della nuova piastra di pattinaggio. Ma a questo punto sarà coperto o scoperto? «In considerazione dell’evento olimpico del 2026, che vede anche Verona protagonista, potremmo sperare in un finanziamento ulteriore, a patto che il palaghiaccio sia coperto e utilizzabile per l’agonismo. Inoltre la copertura e la chiusura della struttura limiterebbero di molto la spesa energetica, argomento che trova particolare sensibilità in questo momento storico. Ma per abbassare la spesa si potrebbe togliere il parcheggio sottostante, eliminando 1,5 milioni di euro di spesa per realizzarlo, però a questo punto servirebbe trovare un’area parcheggio», ha evidenziato il sindaco. Di qui si è fatta largo l’ipotesi non tanto di un nuovo palaghiaccio da realizzare sul posto della struttura oggi esistente, ma sull’area dell’ex Istituto Boggian, all’ingresso del paese arrivando da Verona, prima caserma, poi scuola, oggi in abbandono. La proprietà è metà della Provincia e metà dei Comuni veronesi consorziati. «È una struttura in disfacimento. Con la sua demolizione si ricaverebbe un’area di 10mila metri quadrati sulla quale ricavare anche 200 posti auto. Così si risparmierebbe sul parcheggio che sarebbe esterno; si risparmia sulle sottofondazioni oggi necessarie perché si appesantirebbe l’attuale sito con una struttura di maggior peso. Al Boggian, invece, l’opera sorgerebbe su un’area geologicamente stabile e il risparmio totale sarebbe di 2 milioni di euro con un ulteriore vantaggio», ha aggiunto il sindaco Melotti, «perché l’accensione dei motori per la produzione del ghiaccio scambierebbero il calore prodotto per riscaldare l’acqua della vicina piscina comunale e gli impianti termici di palestra e scuole». Attualmente l’energia è fornita da Bosco Bio Energy, cooperativa agricola messa in piedi sei anni fa con l’avvio del biodigestore in località Càrcaro che produce 250 chilowattora elettrici e 300 chilowattora termici, i primi scaricati in rete e pagati per il corrispettivo dal Gestore per l'energia elettrica e il gas, mentre dei 300 termici, 60 sono usati dall'impianto per riscaldare la massa del biodigestore e il resto è ceduto al Comune per riscaldare l'acqua di piscina, palestra e scuole, con un risparmio per le casse comunali che corrisponde a 300 euro al giorno. «Quando non sarà più così, il riscaldamento di queste strutture, senza i motori del palaghiaccio, ci costerebbe almeno 10mila euro al mese», ha sottolineato Melotti. Resterebbero le spese di acquisto del Boggian (valutato 1 milione di euro) e i 4 milioni per costruire il nuovo palaghiaccio. •

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