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01.08.2019 Tags: Bosco Chiesanuova

Film festival
della Lessinia:
il futuro della terra

Taglia il traguardo delle 25 edizioni il Film Festival della Lessinia in programma a Bosco Chiesanuova dal 23 agosto al 1° settembre, con 67 opere cinematografiche da 32 Paesi e 19 anteprime italiane, una rassegna internazionale di cortometraggi, documentari, lungometraggi e film d’animazione dedicati esclusivamente alla montagna. «Ma non sarà un’edizione di nostalgia per guardare quello che abbiamo fatto in un quarto di secolo. Non parleremo del passato», avverte il direttore artistico Alessandro Anderloni, «ma dei prossimi 25 anni durante i quali ci giocheremo la sopravvivenza come specie e come pianeta».

 

Con questa premessa non potevano che essere le tematiche ambientali il cuore di questa edizione e «Terra», il documentario del regista austriaco Nikolaus Geyrhalter sui catastrofici sconvolgimenti che l’uomo sta provocando con l’escavazione del sottosuolo, a inaugurare la rassegna. Di sfruttamento delle risorse tratta l’anteprima di «Antropocene – L’epoca umana», film canadese che sarà nelle sale a settembre, e di cui il Film Festival offrirà l’anteprima, prima di chiudere con un inno d’amore, «Il pianeta azzurro», di Franco Piavoli, regista e ospite d’onore del Festival. 

 

Venticinque le pellicole in concorso da ogni continente e una ricchissima retrospettiva che è omaggio alla Madre Terra. Al programma sul grande schermo del Teatro Vittoria si aggiungono numerosi eventi collaterali: dai dibattiti con i registi agli incontri letterari Parole Alte organizzati in collaborazione con l’Università di Verona; dalle escursioni guidate ai concerti di musica dal vivo nella Piazza del Festival; dai laboratori didattici alle mostre.

 

È stato presentato a Palazzo Giuliari, con Marta Ugolini, delegata dal rettore alla Comunicazione, il sindaco di Bosco Claudio Melotti, Vito Massalongo, presidente del Curatorium Cimbricum Veronense, fondatore del Film Festival e Maria Grazia Bregoli direttrice della Casa circondariale di Verona perché da anni i detenuti hanno una loro giuria che visiona tutti i film in concorso e assegna uno dei 12 premi in palio, quello che i registi hanno sempre dimostrato di apprezzare particolarmente. 

 

Vittorio Zambaldo
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