All’assalto della Lessinia «Ma tutto in sicurezza»

Affollato di auto il parcheggio di Bocca di Selva FOTOSERVIZIO  PECORAPrese d’assalto anche le malghe dell’Alta Lessinia
Affollato di auto il parcheggio di Bocca di Selva FOTOSERVIZIO PECORAPrese d’assalto anche le malghe dell’Alta Lessinia

Assalto alla Lessinia nel primo giorno festivo del post Covid e a qualche rifugista ha ricordato l’ormai remota domenica 8 marzo per numero di presenze sulle strade e i sentieri dell'altopiano. A Malga Moscarda, poco prima di Bocca di Selva, il titolare Michele Tupini ha avuto la soddisfazione di vedere il perfetto funzionamento della sua idea nata e preparata nei mesi di isolamento: «Abbiamo dimezzato i posti a sedere nelle sale interne del rifugio e creato tre spazi distinti, ognuno con il proprio ingresso e i propri bagni», spiega Tupini, elencando l’entrata riservata per la malga, quella del plateatico esterno e quella per chi utilizza il take away. «In pratica, un’unica cucina ha servito tre diversi tipi di clienti: chi stava all’interno del rifugio; chi utilizzava il terrazzo e chi preferiva sedersi sui prati all’esterno. A questi ultimi abbiamo fornito, su cauzione, un plaid cerato da stendere sull’erba dove posare le stoviglie compostabili, con le specialità che uscivano dal rifugio». Così gnocchi di malga, gulasch, carne salà, taglieri di salumi e formaggi hanno preso dalla cucina direzioni diverse ma accontentando tutti. «E sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’educazione e dal rispetto di tutti», commenta Tupini, «perché non sono mai dovuto intervenire per far rispettare la distanza fra le persone e a fine giornata non ho trovato nessun rifiuto abbandonato. I cartelli posizionati con la descrizione del Parco, la storia della malga e la fauna del posto, oltre a intrattenere le persone in attesa, sono anche educativi del rispetto del luogo e delle sue peculiarità», conclude. LA SORPRESA. Pochi metri più in alto, al Rifugio Bocca di Selva, sono felicemente sorpresi e il gestore Marco Melotti cita l’afflusso della famosa domenica di marzo pre Covid: «Dopo due domeniche di presenze limitate, finalmente un giorno festivo come si deve». Esauriti i posti all’interno, ridotti della metà, molti hanno gustato il menù classico all’esterno: gnocchi di malga, pasta fresca fatta in casa, con sugo di cinghiale, tartufo e noci, un piatto unico ottimo anche per l’asporto. Attenzione particolare è stata dedicata alla sanificazione degli ambienti e all’utilizzo delle mascherine: se gli ospiti potevano togliersele a tavola, per le cameriere, nel loro andirivieni dai tavoli alla cucina era invece un obbligo: «Anche un sacrificio, se dura tante ore. Speriamo che si arrivi a un allentamento delle prescrizioni per le prossime settimane, ma intanto siamo fiduciosi», conclude Melotti. Al Rifugio Castelberto si sono organizzati per portare all’esterno la maggior parte dei servizi, creando un chiosco per le bibite, un altro per le pietanze e un terzo per la cassa. All’interno hanno trovato posto in pochi e solo chi aveva prenotato. Ma anche qui restare fuori, con il clima piacevole della giornata, non è stato un problema in compagnia degli gnocchi cimbri, il piatto tipico a base di patate, farina, burro fuso di malga e ricotta affumicata «tutto a km 14», scherza il gestore Andrea Brisighella, ricordando che è la distanza minima per approvvigionarsi. Quassù l’apertura è stata anticipata fin dal 16 maggio e prosegue per tutta estate. Resta invece interdetta per quest’anno la possibilità di pernottamento: «Ne riparleremo il prossimo anno, con regole più chiare. Per adesso avanti tutta», esorta Brisighella, che gestisce il rifugio dal 2015, si è risollevato da un incendio nel 2016 e affronta il post Covid con la stessa grinta e la stessa fiducia nel futuro. LA FIDUCIA. È fiducioso anche Massimo Grobberio, gestore del Rifugio Revolto, all’altro capo della Lessinia: «La giornata ci ha portato moltissimi appassionati e abbiamo gestito l’afflusso all’esterno del rifugio, con pochi seduti ai tavoli interni: fuori c’erano la cassa e il bar, mentre la cucina ha avuto il suo bel da fare per sfornare piatti tradizionali e una proposta particolare che accompagna sempre il menù: oggi toccava a testaroli di farro e farina di castagne con pesto di piantaggine, patate, zucchine e pomodorini saltati in padella, un piatto unico da scegliere in un menù che presentava alla lavagna tre primi e tre secondi, adatti a tutti i palati». Pernottamento possibile con l’utilizzo di un kit monouso di lenzuola e stanze riservate a familiari conviventi. •

Vittorio Zambaldo