Al Cas anche una migrante positiva

Il sindaco di Erbezzo, Lucio Campedelli
Il sindaco di Erbezzo, Lucio Campedelli

C’è l’intero paese preoccupato e il sindaco Lucio Campedelli si dice perplesso e amareggiato per il trasferimento di giovedì sera, nel centro di accoglienza straordinaria (Cas), allestito nell’ex base Nato di Vaccamozzi, fra Cappella Fasani ed Erbezzo, di cinque donne migranti di cui una positiva (asintomatica) al virus Covid-19. «Esprimo tutto il mio disappunto non tanto per la presenza di una persona positiva quanto per la decisione del trasferimento e le conseguenze che questo potrà avere sia sugli altri residenti nel Cas sia per l’intera popolazione», denuncia il primo cittadino, che raccoglie le preoccupazioni della sua gente, ma non ha strumenti per dare in cambio garanzie. La struttura ospita già da anni una trentina di migranti maschi, seguiti dalla cooperativa sociale Versoprobo, che ha in gestione il centro. Alcuni di loro si sono inseriti nel frattempo col lavoro in realtà commerciali e turistiche del paese e finora non c’era mai stato nessun problema, né di ordine pubblico né di tipo sanitario. «Il trasferimento da Grezzana delle cinque donne, di cui una positiva e le altre ovviamente in osservazione perché con lei sono sempre state in stretto contatto, non ci ha fatto certo piacere. Intanto perché le cose si vengono a sapere quando stanno per accadere o sono già accadute, con un sistema di informazione che ormai conosciamo, purtroppo. Ho contattato la Prefettura, l’Ulss 9, i carabinieri e i responsabili della cooperativa. Da tutti sono arrivate ovviamente parole di tranquillità e di garanzia che tutto è sotto controllo, ma io, sebbene con la responsabilità primaria della salute dei miei concittadini, non ho alcuna possibilità di verifica, mi devo fidare di quello che mi viene detto e prendere per buoni tutti gli inviti a star tranquillo e sereno», denuncia il sindaco, che invece non si sente affatto in questo stato d’animo, «perché mi dicono che sulla carta funziona tutto, mai io sulla carta non posso controllare tutto». «Credo che persone con determinate problematiche dovrebbero stare dove sono e non essere trasferite altrove, non risolvendo i problemi ma cambiando loro solo di posto. Dal punto di vista anagrafico, quello che sappiamo è che lì esiste solo una comunità maschile, dove tutti finora hanno potuto entrare e uscire liberamente. Chi mi garantisce che non ci sarà promiscuità fra i vecchi e le nuove residenti? Lo stabile è unico, ma mi si assicura che le cinque donne vivono separate dai maschi con proprio bagno, non frequentano ambienti comuni e che saranno gli operatori della cooperativa a vigilare sul rispetto del distanziamento. Ma quello che succede veramente lo sa solo chi vive dentro e io non ho possibilità di controllo», ribadisce il sindaco Campedelli. La preoccupazione sua e dei concittadini è che l’ex caserma venga identificata come luogo ideale per il trasferimento di soggetti positivi e con il tempo si trasformi in un cronicario. CHE COSA CHIEDE allora il sindaco Campedelli? «L’ideale sarebbe che le cinque donne tornassero da sono venute o che comunque si trovi per loro una soluzione diversa da questa, perché qui è impossibile controllare che l’isolamento dei positivi o di chi è a contatto con loro ci sia davvero. Se questo non viene fatto, chiedo provocatoriamente che tutta la struttura venga messa in quarantena: nessuno entri od esca fintantoché non ci saranno le garanzie di negatività dei tamponi su tutti i residenti del Cas. Per tutto l’anno abbiamo annullato eventi e manifestazioni proprio per contenere ed evitare il diffondersi del virus. Erbezzo ne era rimasto praticamente immune, con un solo caso accertato di Covid-19 su una persona contagiata in ospedale e rimasta là fino alla completa guarigione e una ragazza positiva rimasta in quarantena». «Ora invece ce lo troviamo in casa e non abbiamo nessun strumento per intervenire», conclude Campedelli. •

Vittorio Zambaldo

La posta della Olga