Addio a Cisamolo storico gestore del rifugio Revolto

Franco Cisamolo al timone del rifugio per tredici anni
Franco Cisamolo al timone del rifugio per tredici anni

L’appuntamento fisso era ogni anno l’ultima domenica di giugno alla chiesetta alpina di San Giovanni Battista accanto al rifugio Revolto per l’apertura della stagione alpinistica estiva. Quest’anno Franco Cisamolo, storica figura di gestore del rifugio alpino non ci sarà, a rivedere amici, stringere mani e ricordare i tredici anni passati lassù in condizioni pionieristiche. Un infarto lo ha colto a 76 anni nella casa di riposo Fermo Sisto Zerbato dove era ospite da tre mesi. Aveva appena pranzato e bevuto la sua tazzina di orzo, chinando il capo sul tavolo per addormentarsi per sempre. La moglie Rina e i figli Claudio e Sofia lo avevano potuto rivedere e parlargli il giorno prima, dopo il lungo periodo di isolamento per il Covid-19. «Lo abbiamo visto bene ed era felice di rivederci, mai avremmo pensato a un addio così repentino», dicono i familiari. Classe 1944, a 17 anni, uscito dalla scuola edile, era il più giovane della comitiva di uomini di Selva partiti per la Svizzera in cerca di lavoro. C’è rimasto dieci anni, facendo il muratore con una pausa per il servizio militare che aveva svolto a Silandro, in Artiglieria di montagna. Poi il ritorno a Selva, il lavoro sempre nel campo dell’edilizia, e contemporaneamente l’impegno civile per la comunità, con diversi mandati amministrativi come consigliere comunale e anche assessore e per una decina d’anni capogruppo degli alpini del capoluogo. Nel 1987 arrivò l’occasione di assumere dalla sezione di Bosco Chiesanuova del Cai, che allora aveva da Veneto agricoltura l’affidamento del rifugio Revolto, la gestione della struttura dove coinvolse tutta la famiglia: «È stato il suo periodo di vita più bello e che ricordava con più nostalgia. Io avevo 16 anni e da lì nacque la mia passione per la montagna», sottolinea il figlio Claudio. Tutti gli alpinisti diretti sul Carega facevano tappa da Franco, con il quale era piacevole una chiacchierata e al ritorno dalla fatica di una salita la condivisione della mensa imbandita con la maestria di Rina. È stato grazie anche alle sue abilità manuali se il rifugio negli anni ha potuto dotarsi di comfort essenziali: «Capitava di fare il minestrone sulla stufa sciogliendo la neve, perché non avevamo acqua. Una vigilia di Natale ricordo di aver sfamato un’ottantina di ospiti salendo a piedi con lo zaino pieno di pane», ci aveva raccontato sulla porta del rifugio. Il sindaco Marco Cappelletti gli rende omaggio ricordando il suo impegno di amministratore in Comune e al Bim Adige. «Gli dobbiamo un grazie per l’impegno che ha sempre avuto per la gestione della cosa pubblica», conclude il sindaco. I funerali saranno domani alle 16 nella chiesa parrocchiale. •

V.Z.