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22.06.2020

A piedi, in bicicletta o a cavallo Migliaia salgono in montagna

Escursionisti in bicicletta ieri in Lessinia FOTO PECORA
Escursionisti in bicicletta ieri in Lessinia FOTO PECORA

Cielo terso e una visibilità che si spingeva fin dove l’occhio poteva arrivare, ha accompagnato la prima calda domenica di giugno degli escursionisti che hanno scelto la Lessinia come meta. Fin dal primo mattino c’erano auto parcheggiate lungo le direttrici più frequentate e i rifugi hanno vissuta la loro prima giornata estiva. Dal campo fiera di Erbezzo una comitiva di 13 cavalieri era in procinto di partire: «Siamo tutti della zona lago, amici appassionati di escursioni a cavallo. In questo periodo è impensabile frequentare il lago, che riserviamo all’inverno, orientandoci ora verso i sentieri di Baldo e Lessinia», dicono dalla sella e pronti alla partenza. La direzione a passo di quadrupede è il Rifugio Valbella, dove hanno prenotato per il pranzo e arriveranno dopo circa due ore e mezza di sella, percorrendo sentieri e strade sterrate. Al Rifugio Dardo, a 1.395 metri sul livello del mare, sono in piena attività per l’arrivo dei primi clienti. Stanno liberando i tavoli dai resti della colazione perché con otto posti letto hanno la fortuna di poter ospitare anche per il pernottamento. La struttura, antica malga ristrutturata con gusto e attenzione ai dettagli dal proprietario Giuliano Segala, è ora in gestione a Cristina Massella, che la cura con il marito Angelo e la figlia Anna e l’aiuto di altri collaboratori. «Per le norme anti Covid-19 abbiamo dovuto ridurre i posti all’interno da 70 a 45, ma abbiamo la fortuna di aver la possibilità di ospitare anche sull’ampio piazzale esterno», dicono i gestori. La cucina è quella tipica montanara, con la caratteristica che è tutto casalingo e i dolci di mamma Cristina, dal pasticcio di mele col gelato, alla torta di cioccolato con marmellata di arance fatta in casa, sono il richiamo più forte: «C’è gente che viene apposta solo per quelli» rivela Angelo, che ha avuto l’intuizione di trasformare la vecchia malga: «Se la sistemi a rifugio ci pensiamo poi noi a gestirla», ha detto al proprietario e convinto la moglie a passare dal lavoro in calzaturificio a maga dei fornelli. Per certi versi, è anche la storia di Malga Lessinia, dove alle 11 c’è già il pienone delle migliori giornate d’estate: Oliviero Campedelli, che fino a vent’anni faceva il malgaro, si è poi trasformato in impresario edile e alla fine gestore del rifugio dove lavora la moglie Vilma Falzi e il figlio Alberto. Da oggi aprono tutti i giorni fino a metà settembre, poi solo nei fine settimana: «La gente arriva e siamo contenti. Si vede che ha davvero bisogno di uscire di casa e camminare. Siamo contenti anche perché si dimostra molto più attenta e rispettosa che in passato. Abbiamo distanziato i tavoli e ridotto i posti da 200 a 120, aumentando i turni, con persone che si occupano solo di regolare l’afflusso. Quando ci rendiamo conto che le presenze sono troppe, aumentiamo il cibo da asporto. È una buona soluzione», riconosce Alberto, «perché si lavora meglio, con minor stress per lo staff, composto da una dozzina di persone, e per i clienti che sono più soddisfatti». Un consiglio per non trasformare un’escursione in una via crucis? «Evitare i grupponi e rispettare la montagna, comportandosi senza arroganza», suggerisce Alberto, che se ha una lamentela da fare è per il fatto che sono pochi gli imprenditori che finora hanno avuto coraggio ad aprire un’attività simile in Lessinia. «C’è posto per tutti», spiega. «La domanda è ampia e più siamo ad offrire servizi più la gente è attirata. Certo, le nuove restrizioni imposte in via preventiva sono impegnative, ma se servono per farci star bene tutti, ben vengano», dice davanti a un paesaggio che oltre al verde della Lessinia e all’azzurro del cielo mostra il bianco delle cime innevate: Brenta, Presanella, Adamello, Stelvio e Similaun. Non ci si stupisce che quassù quest’anno festeggino i 50 anni di conduzione della malga e i vent’anni della licenza di ristorazione. La bontà dei formaggi allineati a stagionare nella casara ha attirato anche un gruppo di cicloturisti di San Giovanni Lupatoto, saliti da Erbezzo in sella alle loro e-bike: «Bel tragitto fra sentieri e sterrato: da rifare», dice Fabio, mentre il più piccolo del gruppo, Francesco, di 13 anni, ha avuto il suo battesimo con la mountain bike a pedalata assistita, trascinato da Luca, agonista di Biketobike. A ristoro della fatica ci sono i piatti di Vilma che li aspettano in premio. •

Vittorio Zambaldo
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