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26.07.2019

A Conca dei Parpari suona l’adunata per i gruppi alpini

Pellegrinaggio sezionale degli alpini veronesi domenica a Conca dei Parpari e celebrazione della 36a Festa del Tricolore. Il duplice evento è organizzato dalla sezione di Verona dell’Associazione nazionale alpini con i quattro gruppi costituiti sul territorio comunale: quello del capoluogo Roverè, di San Rocco, San Vitale e San Francesco. L’ammassamento è per le 10 sul piazzale davanti alla chiesetta del grande Crocifisso in legno, per avviare la sfilata e partecipare alle 10.30 alla messa che sarà celebrata dal cappellano sezionale don Rino Massella e animata dalla Schola cantorum unita al coro La Stèle. Al termine sfilata dalla chiesetta, preceduti dal Corpo bandistico di Illasi. Sarà deposta una corona d’alloro ai monumenti dedicati ai Caduti di tutti le guerre e in collaborazione con l’Associazione nazionale carabinieri di Verona ai Caduti nelle missioni di pace. Poi si romperà le righe per le diverse destinazioni nei gruppi che avranno allestito il proprio rancio o nella tensostruttura alpina dell’area camper. Nel pomeriggio, alle 15, spazio allo sport con una corsa podistica non competitiva organizzata dallo Sciclub Roverè in collaborazione con Avis e gruppi alpini del Comune. Per partecipare, consegnare i propri dati al Centro fondo o telefonare al 347.4660332. Le premiazioni saranno alle 17 nell’area del palasport. Al pellegrinaggio di Conca dei Parpari è indissolubilmente legato il nome del cavaliere Elio Comerlati, partito giovanissimo da Velo per lavorare in Venezuela e ritornato per dare un futuro alla sua famiglia e ai propri guadagni sudati in terra straniera. È stata sua l’idea di avviare la stagione sciistica di Conca dei Parpari, con i primi impianti a fune e poi il ristorante e le piste da fondo. Ma soprattutto è suo l’impegno profuso per creare un’area consacrata al ricordo dei migranti e dei Caduti in guerra. L’ultimo suo intervento, in ordine di tempo, sono due tavole in pietra con incise su una le date dei 30 anni di morte e distruzione dal 1915 al 1945 e sull’altra gli oltre 70 anni di pace e democrazia fino ad oggi, ricordando quanti, nel dopoguerra, con il loro lavoro e la migrazione per sfuggire alla miseria, «hanno contribuito a ricostruire questo paese e a garantire un lungo periodo di pace e democrazia». •

V.Z.
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