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03.12.2019

È arrivato un biologo di Oxford a vedere la Fiera dei bogoni

Il pranzo all’antica fiera dei bogoni FOTO AMATO
Il pranzo all’antica fiera dei bogoni FOTO AMATO

Sono mancati il sole e anche un po’ di bogoni, ma l’antica fiera di Sant’Andrea, dedicata alle chiocciole opercolate, non è stata priva del suo fascino e quest’anno anche di un tocco di internazionalità. In visita fin dal primo mattino Edward Spencer, biologo ricercatore di Oxford, entusiasta della novità di cui gli aveva parlato a lungo l’amica Elisabetta Caloi. E così è stato un tutt'uno presentarsi, imparare i segreti di un evento così antico e promettere di farsi ambasciatore di un sapere così raffinato e unico. «Da noi non si usa raccogliere e allevare lumache che del resto si pensa sia un piatto tipico francese e non italiano. Tutt’al più la gente le raccoglie per collezionare le conchiglie, non certo per mangiarle, anche perché sono un terzo più piccole delle vostre», osserva. Hugo Valentin, ladino della Val Badia, ha portato la figlia Ilga e il genero Kurt a scoprire quello che lui ha imparato da anni di lunga frequentazione con Franco Gugole, presidente della Pro loco Sprea cum Progno che da sempre organizza l’antica fiera. Ascoltano estasiati le spiegazione che dà Palmino Torneri delle caratteristiche dei bogoni: le loro dimensioni, la corretta opercolatura, il calo preoccupante di questo gasteropode negli ultimi anni. Se ne sono accorti anche i compratori che si sono presentati prima dell’alba, anche dalle province di Brescia e Bergamo, per accaparrarsi i pezzi migliori: solo una cinquantina di chilogrammi di prodotto erano stati portati a contrattazione e si sono volatilizzati in pochi minuti per una decina di euro al chilogrammo del prezzo all’ingrosso. I migliori esemplari sono rimasti nelle cassettine per partecipare alla mostra concorso che ha visto primeggiare come lo scorso anno Jacopo Massalongo di Vestenanova, davanti a Marco Tibaldi di Sant’Andrea e a Laura Dall’Ava di Vestenanova, nuora di Lorenzo Corradini che da 61 anni frequenta il mercato dei bogoni di Sant’Andrea: «Quest’anno ne ho portati qui solo sei chili, dei venti che ho raccolto in tutta la stagione. Ormai siamo rimasti in pochi raccoglitori veri. Venivo al mercato anche con un quintale di bogoni sul motorino Galletto», racconta, ricordando tempi che non torneranno più. Il bosco si prende il pascolo, lo sfalcio meccanico con falci rotanti e decespugliatori nonché il diserbo chimico fanno il resto, per non parlare dei rapaci nocivi come le cornacchie. Si salvano le lumache allevate per la gastronomia e chi le alleva per la produzione di cosmetici naturali a base di bava, come Lorena Bertinato, che ha creato una sua azienda a Badia Calavena, la prima della Val d’Illasi specializzata in questo settore di qualità. Nella Tana del Bogon trasformata in cucina e mensa dalla Pro loco e si affollano centinaia di buongustai: c’è un intero tavolo di undici argentini che da dodici anni frequentano la fiera proprio per degustare i bogoni. Infine, tutto allietato dalle fisarmoniche di Daniele Zullo e compagni e dai Pistonieri dell’Abbazia. •

V.Z.
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