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La montagna veronese, paradiso per le escursioni: «Ma non sottovalutatela»

Sulla vetta del Baldo
Sulla vetta del Baldo
Sulla vetta del Baldo
Sulla vetta del Baldo

Ci sono le creste del Baldo, il monte sacro ai veronesi che sembra un drago sdraiato e assopito, dalle cui sommità si gode uno dei panorami più mozzafiato della provincia sul lago di Garda. E quell’intrico di vaji boscosi che dalla pedemontana salgono sull’altipiano della Lessinia o che tra le colline cittadine offrono un tuffo in un’atmosfera giurassica. E ancora le cime biancastre e dolomitiche del gruppo del Carega.

Tra natura e avventura Tra canyon avventurosi e ponti tibetani, nei boschi o in quota tra le rocce, la montagna veronese è un paradiso per gli escursionisti. Luoghi vicini, quasi sempre facili da raggiungere e da percorrere, per una gita fuori porta, ma «che non sono un gioco», ammonisce Nicola Tondini, alpinista e direttore della palestra King rock di Palazzina, a Verona. «Le nostre montagne sono perlopiù per l’escursionismo, ma comunque si possono incontrare percorsi con tratti di vie ferrate o attrezzate o ponti tibetani che vanno affrontati con attrezzatura corretta ed esperienza». Perdere il sentiero Anche in ambienti apparentemente tranquilli e innocui, insomma, può accadere un imprevisto o ci si può mettere in pericolo.

L’escursionista meno esperto, ad esempio, può perdere il sentiero. È uno dei rischi principali sulle nostre montagne, come accade sovente sul monte Baldo, nonostante la rete di sentieri segnalati, ma anche nei boschi della pedemontana tra Valpolicella e Bassa Lessinia ( il ponte tibetano della Val Sorda, a Marano, ha messo spesso in difficoltà gli escursionisti meno pratici) o tra l’Est Veronese e l’altopiano lessinico. Lo ricorda sempre a bambini e ragazzi, Lucia Burlini, decana del Cai di Verona, che da anni tiene corsi di avvicinamento alla montagna e organizza escursioni per i più piccoli: «La criticità sulle nostre montagne è soprattutto l’impreparazione di chi sale». E poi ci sono raccomandazioni essenziali, spesso ignorate: «Si deve sempre comunicare dove si va e non si deve mai andare da soli», ricorda Burlini.

«Insieme è sicuro, se c’è un problema lo si affronta e si impara la reciproca convivenza e la reciprocità». Seconda regola: «Conoscere bene il percorso e non voler strafare». Infine: «Avere gli strumenti giusti, prima di tutto gli scarponi e tutti gli accessori per affrontare la vita all’aria aperta: cappello, acqua, cibo e vestiti». Sulle montagne veronesi ci si può muovere senza problemi, ma ci sono molti luoghi senza segnale telefonico e se ci si perde è bene avere abiti adatti e acqua da bere. Con giudizio «Baldo e Lessinia vanno affrontati con giudizio, ci sono i vaji che sono terreni di avventura, sembrano posti banali», continua Burlini, «ma sono selvaggi e sconosciuti: mai avventurarsi da soli. Anche nella bassa cittadina, la val Borago o il Vajo Galina, nei pressi di Avesa, sono luoghi splendidi, da percorrere con attenzione. Infine il Carega, sembra lì a portata, accessibile. Invece ci si arriva per sentieri lunghi, ci sono passaggi esposti e soprattutto non va sottovalutato l’impegno che serve».

Caldo e freddo E poi c’è la questione delle temperature che in montagna possono cambiare in modo repentino, sia sul Carega (a 2.259 metri di quota), primo gruppo montuoso che sale dalla pianura, sia sulle creste del Baldo (2.200) che risente della presenza del lago di Garda alle sue pendici: «Occorre tener presente che possono verificarsi fenomeni temporaleschi, soprattutto sul Baldo», continua Tondini. «Per questo partire presto la mattina è un’ottima scelta per non trovarsi in cresta con il temporale e con il pericolo dei fulmini. Lo stesso vale per le cime del Carega. Una bella giornata invoglia a salire, ma anche in questo caso si sale attrezzati». «Sul Baldo può esserci un’enorme differenza di temperatura», aggiunge Burlini. «Quando in pianura ci sono 30 gradi, su può nevicare, anche in giugno o in settembre. Non va sottovalutato che si è esposti al vento, il corpo si raffredda in fretta. Sembrano gite, ma serve preparazione e conoscenza».

Ed episodi sul Baldo di chi ha perso la strada ed è stato sorpreso dal freddo notturno o è scivolato per un nonnulla dal sentiero, trovando la morte, ce ne sono stati anche di recente. Molti gli infortuni sul sentiero solo apparentemente semplice che sale da Brentino Belluno al santuario della Madonna della Corona, a Spiazzi di Ferrara di Monte Baldo. E anche se non siamo in alta quota o sui complessi montuosi delle Alpi o delle Dolomiti, ci sono luoghi in cui servono attrezzature adatte, come il vicino vajo dell’Orsa, paradiso degli amanti del torrentismo: «Ma non è un gioco. Nei canyon si va accompagnati da una guida oppure con l’esperienza e l’equipaggiamento», ricorda, infine, l’alpinista Tondini. «Ci sono percorsi che presentano comunque un minimo di difficoltà e che se sono la meta di chi non ha alcuna esperienza possono diventare pericolosi».

Maria Vittoria Adami