«Senza di noi questa campagna è destinata al caos»

Guglielmo Frapporti, segretario Fimmg
Guglielmo Frapporti, segretario Fimmg

Pazienti fragili, che soffrono di varie patologie, hanno cure in corso o devono fare i conti con allergie. Ce ne sono molti, avvisano i medici di famiglia, tra gli ottantenni a cui è arrivata dall’Ulss 9 la lettera invito per vaccinarsi contro il Sars-Cov2. Ma a nessun medico di base, che in media ne ha in cura 120, è arrivata dai vertici sanitari qualche informazione sul tipo di vaccino che viene somministrato, sulle controindicazioni ed eventuali effetti collaterali. Come nemmeno sulla gestione degli ottantenni che da casa non possono muoversi. I pazienti però li chiamano, chiedono e, non di rado, pretendono risposte: vogliono sapere se possono vaccinarsi se hanno già avuto il Covid 19, se stanno prendendo determinati medicinali o stanno facendo la chemioterapia, se saranno protetti dalla variante inglese, se dovranno fare anche il richiamo. E i medici di famiglia? Senza dati ufficiali a disposizione, non sanno cosa rispondere. Così salgono tra loro la delusione e la rabbia di non essere coinvolti nella partita, per garantire con dignità ed efficienza le cure ai pazienti. La prova è una lettera di protesta inviata alla sezione veronese della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, dai 14 dottori che compongono il team di San Pietro in Cariano, in Valpolicella, uno dei 32 gruppi con funzioni di formazione e supervisione sulla sanità del territorio. «Com’è possibile che nell’Ulss Scaligera, in una regione che appare tra le più virtuose nella prevenzione e lotta al Sars-Cov2», si legge, «noi medici di famiglia dobbiamo ricavare le informazioni riguardanti le vaccinazioni da social network, telegiornali, quotidiani?». Nel frattempo, dicono, dalla dirigenza dell’Ulss nelle ultime settimane hanno ricevuto quattro mail riguardanti il corretto uso dell’esenzione 5G1 e altre per l’app Immuni. «Ma nessuno si degna di darci una benché minima informazione ufficiale sul calendario vaccinale né di coinvolgerci nell’organizzazione delle liste dei pazienti fragili per una migliore programmazione. Avanti di questo passo, il caos regnerà sovrano». Il segretario provinciale della Fimmg, Guglielmo Frapporti, non ha dubbi: «È sconcertante che ci si avvii a una campagna di vaccinazione straordinaria per numero di persone, complessità organizzativa e insidiosità del contagio da varianti, senza neppure avvertire i medici di famiglia», sottolinea. «Ci chiediamo come si possa pensare di vaccinare a domicilio 25mila pazienti fragili e 700mila veronesi per ottenere l’immunità di gregge senza coinvolgere i medici che vaccinano oltre il 90 per cento delle persone per l’influenza». E continua: «L’11 gennaio abbiamo chiesto un incontro in Regione per definire le modalità di un nostro coinvolgimento, ma non abbiamo ancora avuto risposta. Siamo costernati dal silenzio a livello aziendale, regionale e nazionale». La parola chiave, secondo Frapporti, dovrebbe essere collaborazione. «Comprendiamo le difficoltà a programmare in modo sistematico tempi e modi della profilassi, ma se solo venissimo chiamati, potremmo dare un mano. Come già dimostrato durante questa epidemia». Una mano a fare cosa? «I medici di famiglia possono collaborare per organizzare l’accesso ai punti vaccinali informando le persone, consigliando i dubbiosi, chiarendo indicazioni e controindicazioni, aiutando a compilare le schede anamnestiche per nulla semplici ed eventualmente monitorando gli effetti collaterali. Possono aiutare a individuare i pazienti non deambulabili e le categorie a rischio per cui organizzare la vaccinazione domiciliare o ambulatoriale oppure giornate vaccinali, come per l’antinfluenzale». •

Camilla Madinelli