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14.03.2019

Palazzo incendiato, Felisi chiede la libertà

L’imprenditore Giliberto Felisi a tutt’oggi in carcere
L’imprenditore Giliberto Felisi a tutt’oggi in carcere

Il gip Livia Magri ha disposto il giudizio immediato davanti al tribunale per Gilberto Felisi, accusato di aver incendiato la sua concessionaria a San Martino Buon Albergo la sera del 18 settembre scorso. Il fuoco si è poi esteso anche ai piani superiori, costringendo i vigili del fuoco intervenuti quella notte, ad evacuare la cinquantina di residenti della palazzina. A chiedere il processo ad «alta velocità», è stato il pm Elvira Vitulli che con il via libera del giudice Livia Magri, ha evitato così l’udienza preliminare basando la sua istanza sui cosiddetti motivi «custodiali» (vedi box a fianco). In pratica, la procura vuole evitare che Felisi esca di prigione dopo esserci rientrato il 30 gennaio scorso, «sfondando» i termini previsti per la custodia cautelare. Quel giorno l’imprenditore fu sorpreso dai carabinieri al bar mentre beveva il caffè. In realtà, a quell’ora, doveva trovarsi ai domiciliari nella casa della madre a San Martino Buon Albergo. È stato così giudicato per direttissima per il reato di evasione e ha patteggiato 8 mesi. La detenzione in casa gli era stata concessa solo un mese prima. E così Felisi è tornato in cella che peraltro, aveva già occupato dal giorno del suo arresto, avvenuto lo scorso 5 ottobre fino al 31 dicembre. La situazione processuale, ora, però, sembra complicarsi. Già perchè Felisi di sua iniziativa si è rivolto al tribunale del riesame di Venezia per chiedere la sua scarcerazione. Se ne discuterà tra alcuni giorni in riva alla Laguna quando i giudici valuteranno l’istanza di liberazione, depositata dello stesso Felisi. In questo processo, è accusato di incendio doloso per aver appiccato il fuoco alla sua concessionaria «con l’ausilio di taniche di liquido infiammabile». Con quell’azione, sostiene ancora l’accusa, provocava «un’esplosione alla quale seguiva un incendio di vastissime proporzioni che comportava la distruzione dell’immobile reso totalmente inagibile». Un gesto, sostiene ancora la procura che creava un concreto «pericolo per la pubblica incolumità», tanto che furono evacuati i residenti del palazzo di via XX Settembre e fu provocato «il ferimento di un passante», si legge nel capo d’imputazione «colpito da un infisso espulso a seguito della deflagrazione». Un incendio, conclude il capo d’imputazione richiamandosi all’aggravante descritta nel codice penale, provocato «per eseguire il reato di frode assicurativa per il quale si procede separatamente». Davanti ai giudici del riesame, l’imputato punterà quasi sicuramente alla sua condotta collaborativa durante le fasi delle indagini preliminari per ottenere la scarcerazione. Ieri è emerso, infatti, che l’imprenditore avrebbe confessato agli investigatori le sue responsabilità sull’incendio verificatosi sei mesi fa nella sua concessionaria di moto. D’altro canto, non aveva tante altre vie d’uscita. Quando i militari dell’Arma di San Martino Buon Albergo insieme ai colleghi del radiomobile l’hanno arrestato, l’hanno trovato con alcune ustioni su alcune parti del corpo a distanza di una quindicina di giorni dal rogo. L’evasione dai domiciliari, però, non potrà non pesare davanti ai giudici veneziani. DATA DEL PROCESSO. Resta l’interrogativo su quando si celebrerà il dibattimento. Il decreto del gip Magri fissa la data del processo per il 15 maggio davanti al giudice Cristina Carrara. I difensori di Felisi, però, Alberto Franchi e Nicola Avanzi, presenteranno nei prossimi giorni la richiesta di un rito alternativo e così il giorno del dibattimento potrebbe essere spostato. I legali non hanno ancora deciso se chiedere il rito abbreviato con la riduzione della pena di un terzo o il patteggiamento. •

G.CH.
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