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17.08.2019

Colle Felisi sospeso tra cambio di proprietà e sanatoria

Uno scorcio della villa su Colle Felisi
Uno scorcio della villa su Colle Felisi

Colle Felisi, in via Palù a San Martino Buon Albergo, dove era stata costruita una villa abusiva di due piani (all’interno della quale il 5 ottobre del 2018, all’alba, era stato arrestato l’imprenditore Gilberto Felisi, accusato di aver dato fuoco alla New Felix Moto), potrebbe cambiare proprietà e passare dall’attuale titolare, Isabella Felisi, la sorella, al Comune di San Martino. La notizia, che avrebbe del clamoroso, perché sarebbe la prima volta che il Comune acquisisce un bene abusivo a vantaggio della collettività, è però sulla carta in quanto l’amministrazione comunale non ha ancora attivato la procedura per far rispettare l’ordinanza di demolizione e ripristino del 26 settembre 2018, nonostante sia ampiamente scaduta e, in buona parte, non rispettata. Ma facciamo un passo indietro e ricostruiamo questa intricata vicenda. Il 13 ottobre del 2018 L’Arena scoprì che la villa costruita sulla sommità di Colle Felisi, inaugurata anni prima con una festa hollywoodiana, con tanto di ballerine brasiliane, musica e ogni ben di dio da mangiare e bere e a cui parteciparono autorità civili e militari, era del tutto abusiva. Priva di qualsiasi autorizzazione e costruita nel cuore verde della proprietà ai piedi di Monte Lungo, in un bosco di circa 57 mila metri quadrati, a destinazione agricola, gravato da un vincolo forestale assolutamente inedificabile, di quelli che lo Stato mette a tutela delle aree naturali più importanti e delicate come i boschi, i litorali marini, i laghi, le montagne, i ghiacciai e i vulcani. Tre giorni dopo venimmo in possesso, e pubblicammo, l’ordinanza del Comune (del 26 settembre 2018) che imponeva la demolizione della villa, lo smaltimento dei materiali e il ripristino dei luoghi a cura di una ditta specializzata. Tempo concesso 90 giorni, pena «l’acquisizione gratuita al patrimonio del Comune» di Colle Felisi. Una bella opportunità per l’amministrazione, magari per ricreare un parco verde pubblico. Cosa è successo in tutto questo tempo? Qualcosa si è mosso. La villa si è mossa, di pochi metri, ma almeno è stata smontata e accatastata sul monte. Che a fare il lavoro (come prevedeva l’ordinanza) sia stata una ditta specializzata non c’è traccia, quello che è certo è che non è stata smaltita a regola d’arte (come prevedeva l’ordinanza). E i vialetti che andavano ricoperti riportando il bosco allo stato naturale? Niente, sono ancora lì. E la gettata di cemento armato per le fondamenta della villa abusiva che doveva essere distrutta e smaltita come da ordinanza comunale? Niente è ancora lì anche quella, come hanno appurato i tecnici comunali, coordinati dal responsabile del settore edilizia, Michele Rossi che, dopo qualche fatica, sono riusciti a eseguire, tempo fa, un sopralluogo. Ma perché allora non si è proceduto ad acquisire la proprietà? Il sindaco, Franco De Santi, nonostante la ghiotta occasione per incrementare il patrimonio comunale, non è informato: «Non sono al corrente, è una questione che stanno seguendo gli uffici tecnici, so che hanno effettuato un sopralluogo, parlate con l’edilizia privata». Il responsabile, Michele Rossi, ha ben presente la situazione, ma a sua volta rimpalla la responsabilità: «La villa è stata demolita, questo è un fatto», spiega, «certo non è stata smaltita, per ora, ma non è che possiamo sindacare se è stata temporaneamente accatastata lì vicino. Non abbiamo proceduto oltre in quanto c’è un fatto nuovo che ha bloccato l’iter». Quale? «La proprietà ha presentato una pratica di sanatoria». Avete letto bene, la villa è abusiva, il terreno è vincolato, il bosco, quello rimasto almeno, inedificabile e tutto è fermo perché la proprietà ha chiesto di sanare: «Stiamo aspettando il parere del nostro legale, Gabriella Maggiora, quando arriverà completeremo la pratica ed emetteremo un provvedimento, che potrebbe anche contemplare l’acquisizione gratuita del patrimonio». I giochi insomma sono ancora aperti. •

Alberto Tonello
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