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21.05.2019

La parrocchia chiude il parco giochi

Il parco giochi di proprietà della parrocchia del Buon Pastore a San Giovanni Lupatoto
Il parco giochi di proprietà della parrocchia del Buon Pastore a San Giovanni Lupatoto

Si sono fatte avanti solo nove persone, a due settimane dall’ultimatum lanciato dai sacerdoti, per dare la propria disponibilità per pulire e sorvegliare il parco giochi del Buon Pastore di San Giovanni Lupatoto. «Troppo pochi per assicurare il funzionamento del parco giochi e per questo motivo la struttura chiude fino a data da destinarsi», ha detto don Daniele Scandella, coparroco della parrocchia del Buon Pastore dal pulpito alla fine della messa serale di sabato 18. «Ringraziamo questi volontari, che contatteremo nei prossimi giorni per verificare le loro disponibilità di orari per i servizi da effettuare», ha aggiunto il sacerdote. «Speriamo che qualche altro parrocchiano aderisca al servizio volontario. Intanto però, non essendoci le condizioni minime per mantenere aperto, ci troviamo purtroppo nella situazione di dover chiudere la struttura». L’annuncio ha lasciato sbalorditi i fedeli, ma evidentemente l’avvertimento lanciato quindici giorni fa dall’altro coparroco don Mauro Bozzola non era una facezia e neppure una fake news. «Se nel corso della prossime due settimane non si renderanno disponibili alcuni volontari disposti a prestare il loro tempo per pulire e sorvegliare la struttura, trarremo le decisioni conseguenti e ci troveremo costretti a chiudere il parco giochi», aveva detto don Mauro. IL MOTIVO del provvedimento era stato spiegato: frammenti di bottiglie rotte e cicche di sigarette costellano gli spazi del parco giochi e si aggiungono a comportamenti non del tutto consoni; le famiglie che portano i bambini al parco giochi parrocchiale si lamentavano di questo stato di cose. Nello spazio verde attrezzato con giochi e dotato anche di un campetto di calcio e di una piastra per basket e pattinaggio, si ritrovano non solo le famiglie con i bimbi più piccoli, ma anche gli adolescenti. Ogni giorno, in sostanza, la struttura è frequentata da centinaia di persone di diversa età. L’obiettivo dei sacerdoti era prioritariamente di coinvolgere le famiglie. Ma evidentemente l’interesse di genitori e nonni (i residenti della parrocchia sono quasi 6mila) non è principalmente quello di dare qualche ora del proprio tempo per assicurare l’apertura e il buon funzionamento del parco giochi. L’ultimatum venuto dal pulpito aveva avuto una certa eco sui social ma non si era registrata alcuna vera «insurrezione» popolare di fronte alla ventilata chiusura del parco giochi. L’avvertimento dei sacerdoti («O si fa avanti qualcuno o chiudiamo»), indirizzato alle famiglie, ha suscitato commenti di vario tipo fra i frequentatori delle pagine facebook lupatotine. C’è chi si è scagliato contro la maleducazione di chi si ritrova al parco giochi mettendo in primo piano i ragazzi che abbandonano rifiuti e danneggiano i giochi. C’è stato anche chi ha mosso una critica neppure tanto velata alla parrocchia. «Meglio sarebbe stato esporre con serietà il problema alla comunità e ricordare che don Bosco non avrebbe mai chiuso i battenti del parco ai bambini per la monnezza; avrebbe trovato una soluzione senza accantonare il problema; se togliamo a questi bambini la possibilità di andare a giocare in una parrocchia dove si devono sentire liberi di svagarsi, dove li mandiamo?» scrive un cittadino in un post pubblicato sulla pagina Disagio Lupatotino La chiusura del parco giochi del Buon Pastore avrà infatti un effetto dirompente sulla comunità lupatotina, dato che questa è l’unica struttura per famiglie con bambini disponibile in tutta la metà del centro abitato di San Giovanni Lupatoto compresa tra la zona della Madonnina e il nuovo quartiere di via Vendramini. Risulta che la questione della chiusura del parco giochi sia anche sotto l’attenta valutazione della giunta, che sta esaminando se e come intervenire (senza dimenticare che il parco giochi, pur svolgendo una funzione sostanzialmente pubblica, è di proprietà della parrocchia). •

Renzo Gastaldo
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