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19.11.2019

La mano robotica conquista il premio

Andrea Cagalli illustra la mano robotica realizzata con il compagno Nicolò Zenati
Andrea Cagalli illustra la mano robotica realizzata con il compagno Nicolò Zenati

Andrea Cagalli, lupatotino, 18 anni, vive ancora con papà Filippo e mamma Federica - vista l’età - ma è un «genietto» della robotica e un talento del violino. Con il compagno di scuola Nicolò Zenati (di Verona) è arrivato primo, per la regione Centro Nord, al concorso indetto dalla STMicroelectronics, multinazionale italo-francese dell’elettronica, che chiedeva un progetto d’automazione innovativo e socialmente utile. Per i due studenti, di quinta liceo scientifico scienze applicate alle Stimate, è stata una bella soddisfazione: il premio consiste nella visita ad aziende impegnate nella ricerca avanzata nel settore della robotica. Il loro progetto era una «Mano robotica per sordociechi». «La nostra scuola partecipa ogni anno a questo concorso, sotto il coordinamento del nostro insegnante di robotica Carlo Tarallo», racconta Andrea. «L’idea iniziale era progettare e costruire una mano, controllata analogicamente via web», spiega lo studente, «una soluzione che però aveva la pecca di non includere l’aspetto del sociale. Quindi ci siamo orientati nel realizzare una mano che fosse di ausilio alle persone sordocieche». I due volevano infatti realizzare una mano bionica e hanno scoperto su internet che esiste un metodo tattile di comunicazione con i sordociechi. La mano robotica ideata da Andrea e Nicolò in sostanza recepisce i suoni dell’ambiente (ma, ad esempio, anche una e-mail in arrivo), li classifica e li trasforma in input per la mano della persona disabile. «Viene usato il linguaggio Malossi, metodo secondo il quale la mano è utilizzata come strumento di comunicazione: a ogni sua parte corrisponde una lettera dell’alfabeto che, toccata o pizzicata leggermente, permette di comporre parole e frasi», precisa Andrea. Ad esempio, toccare la punta del pollice significa «t», pizzicare la base dell’indice vuol dire «l» mentre appoggiare il dito sulla metà dell’anulare del sordocieco sta per la vocale «i». Questo metodo è utilizzato generalmente dalle persone che hanno appreso la lettura e la scrittura prima di diventare sordocieche. Il prototipo dei due studenti, tra studio e realizzazione, ha richiesto circa un anno di lavoro. Le regole del concorso stabilivano anche le caratteristiche tecniche della nuova applicazione e i software da usare. Dopo l’iscrizione, una giuria ha esaminato le idee di progetto e le ha selezionava, fornendo, a quelle che avevano superato il test, il kit di sviluppo. Quindi, i concorrenti dovessero compilare l’applicazione e inviare il video che mostrava il prototipo del progetto in funzione, corredando il tutto con un abstract, una descrizione condensata di modalità e obiettivo. Tutto ciò è stato spedito ad Agrate, sede della società STi dove, sbaragliando un notevole numero di progetti concorrenti, è stata esaminata e premiata dalla giuria la mano robotica di Andrea e Nicolò. Nel prossimo futuro, per Andrea ci sarà la freequenza al Politecnico di Milano, per la quale ha già superato le prove di ammissione. •

Renzo Gastaldo
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