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12.04.2019

D’Arienzo su Ca’ Bianca «Ci sono Pfas in falda»

Il senatore Pd Vincenzo D’Arienzo torna sulla vicenda della discarica di Ca’ Bianca, in territorio di Zevio, ma vicina alle località di Campagnola e di Raldon, a San Giovanni Lupatoto. D’Arienzo annuncia la risposta del ministero dell’ambiente alla sua interrogazione presentata un mese fa. «Il ministero ha confermato che nelle acque di falda a Zevio sono presenti sostanze perfluoroalchiliche, i temuti Pfas, seppure in quantità inferiori ai livelli di soglia previsti», spiega. «Per la prima volta, quindi, queste sostanze pericolose sono state riscontrate fuori dalla zona rossa, la vasta zona delle province di Vicenza, Padova e Verona, in particolare nel colognese e nella pianura». A inizio marzo D’Arienzo aveva denunciato tramite le pagine dell’Arena la presenza di Pfas nelle acque di falda sottostanti alla discarica per la quale, il Consiglio di Stato aveva negato, con sentenza dell’1 marzo scorso, l’ampliamento di 300mila metri cubi di rifiuti accogliendo il ricorso dei Comuni di San Giovanni Lupatoto, Oppeano e Bovolone. In quell’occasione il senatore aveva manifestato il sospetto che dalla discarica ci fosse un’emissione di Pfas nella falda sottostante e preannunciato un’interrogazione ai ministri della salute e dell’ambiente. «Il ministero ha confermato la presenza di Pfas nelle acque di falda di alcuni piezometri e nel percolato e in particolare del composto C6O4, attestando che le sostanze Pfas sono state riscontrate nella falda dell’area sottesa alla discarica», continua il senatore. «Da Roma si rivela anche che la Regione ha imposto al gestore della discarica una serie di interventi preventivi a scopo precauzionale, come la messa in atto di un controllo mensile del rispetto del franco di falda dal fondo di discarica, l’abbassamento e mantenimento al minimo tecnicamente compatibile del percolato nei pozzi di estrazione, l’ampliamento della rete piezometrica e un aumento della frequenza dei controlli. Il ministero ha poi confermato l’esistenza di una indagine della Procura di Verona sulla quale vige il segreto istruttorio», conclude D’Arienzo. «A questo punto nessuno può più far finta di nulla. Compreso il gestore che, anziché tentare di intimidire il sottoscritto, farebbe bene a chiarire pubblicamente se ha posto in essere tutte le disposizioni imposte dalla Regione, dalle verifiche all’ampliamento del numero di piezometri in funzione».

R.G.
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