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22.02.2019

Cromo esavalente, finalmente inizia la bonifica del terreno inquinato

L’area dell’ex Cromatura Scaligera chiusa per inquinamento da cromo esavalente  FOTO AMATO
L’area dell’ex Cromatura Scaligera chiusa per inquinamento da cromo esavalente FOTO AMATO

Costerà circa 100 mila euro la bonifica del terreno della ex Cromatura scaligera, la ditta di via Monte Comun (poi fallita) individuata da Comune e Arpav nel 2011 come responsabile dell’inquinamento della prima falda acquifera del territorio lupatotino. L’intervento, atteso da anni, inizierà fra alcune settimane. Sembra infatti concluso il passaggio di proprietà dell’area. Le conseguenze e i danni dovuti alla presenza in falda di cromo e nichel, la comunità le sta ancora scontando: un’ordinanza vieta l’uso irriguo di acqua prelevata da pozzi privati di prima falda da 10 anni. I 100mila euro per la bonifica sono stati preventivati da una ditta specializzata di Vicenza, incaricata dalla procedura fallimentare, che ha anche quantificato in 38mila euro il valore della fideiussione a favore della Provincia, da presentare a garanzia dell’intervento. Il curatore del fallimento ha però precisato che la procedura non dispone della somma necessaria per fornire la fideiussione e che tale impegno dovrà quindi essere affrontato dall’acquirente dell’immobile, che risulterebbe già aggiudicato con l’avvenuta conclusione dell’asta dello stabile della cromatura. È quindi un decisivo passo avanti, quello che si registra in relazione alla bonifica del terreno dove l’ex Cromatura ha scaricato i sui veleni. La vicenda dell’inquinamento del terreno si trascina infatti al 2007 quando, nel corso della bonifica dei terreni dell’ex cartiera Saifecs, venne rilevato un inquinamento da cromo esavalente (metallo ad elevata tossicità) nella prima falda. La ditta proprietaria dei terreni dell’ex cartiera esaminò accuratamente l’acqua dei pozzetti di prima falda e vi di trovò cromo esavalente con valori ben superiori a quelli ammessi. Inizialmente venne ipotizzata la provenienza dell’inquinamento dai residui delle lavorazioni della fabbrica, dove però non si impiegava cromo esavalente e pertanto la proprietà fu scagionata. Da subito però si manifestò un andamento anomalo delle concentrazioni che suggeriva la possibile provenienza della sostanza dall’esterno dell’area. Vennero realizzati 12 pozzetti per individuare una volta per tutte la fonte della contaminazione. Le informazioni raccolte dagli uffici comunali e dalle forze dell’ordine delimitarono, inizialmente, una zona relativamente ampia in cui si supponeva venisse sversato il cromo esavalente. Le verifiche, sempre più puntuali e mirate, dell’ufficio Ecologia municipale, di polizia municipale, carabinieri, ispettori Arpav e Acque veronesi, restrinsero ulteriormente l’area. La zona in cui era stato versato il cromo esavalente venne individuata: era in via Monte Comun. A maggio del 2008, l’azione della magistratura, che aveva sospeso le lavorazioni della ditta di cromatura, fu preceduta dalla denuncia presentata ai carabinieri della locale caserma. Intervennero Ulss e magistratura e quest’ultima ordinò la bonifica dei terreni inquinati ma nel frattempo la ditta responsabile degli sversamenti era fallita. Con ordinanze sindacali del settembre 2011, il Comune dispose la messa in sicurezza e la caratterizzazione del sito di via Monte Comun, prevedendo l’asportazione, nell’area non pavimentata dello stabilimento, di 31 mc di terreno (un metro di scavo) contaminato. Nel 2013 si è reso necessario proseguire la catalogazione, prelievo di campioni e classificazione dei rifiuti. Nel 2015, dopo varie conferenze dei servizi, è stata effettuata la parziale asportazione. Nel 2017 è stato esaminato il progetto di bonifica con intervento sui terreni ancora contaminati e nel 2018, fra giugno e dicembre, è stata quantificata la spesa e l’importo della polizza fideiussoria, acquisendo anche il parere degli organismi pubblici interessati. •

R.G.
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