Restaurato il leone «fascista» di San Marco sul municipio

Il leone di San Marco restaurato sulla facciata del municipio   FOTO PECORA
Il leone di San Marco restaurato sulla facciata del municipio FOTO PECORA

Il leone di San Marco «fascista» di San Martino Buon Albergo è tornato a fare bella mostra di sé. La settimana scorsa, infatti, si è concluso un intervento compiuto dalla restauratrice veronese Giuseppina Rossignoli che ha portato al consolidamento, alla pulizia e alla stuccatura, con posa finale di protettivi, del bassorilievo che si trova sulla facciata del municipio. L’operazione è costata cinquemila euro e ha portato anche al ripristino del colore originale della scultura. L’opera non è, come verrebbe da pensare, un omaggio alla Serenissima repubblica di Venezia. Il leone marciano, infatti, è stato posto all’esterno della sede del Comune il 3 marzo del 1933, in occasione delle celebrazioni per il quattordicesimo anniversario della fondazione dei Fasci da combattimento. Si trattava di un’iniziativa, quindi, che aveva chiare connotazioni politiche. Cosa che peraltro non è per nulla insolita, visto che i simboli di istituzioni passate anche negli ultimi decenni sono stati presi a prestito da partiti e forze di varia natura. La posa del bassorilievo su un edificio che peraltro aveva già una storia significativa, visto che era stato residenza della ricca famiglia Ferruzzi prima di essere acquisito dalla municipalità nel 1897, era stata celebrata con una manifestazione di piazza, di cui L’Arena aveva dato un ampio resoconto nell’edizione del 26 marzo 1933. Nell’articolo, che venne scritto secondo il roboante stile dell’epoca per mettere in luce ogni manifestazione del regime, si parla di iniziativa «entusiastica», svoltasi in un paese in cui dalle abitazioni sventolavano tricolori e si descrive la piazza del municipio, ora piazza del Popolo, come «gremitissima». La cerimonia per il leone di San Marco, alla quale era presente anche la banda, si era conclusa con l’ascolto per mezzo di altoparlanti del discorso pronunciato da Benito Mussolini per la ricorrenza dei fasci. •

Luca Fiorin