Il caso

Pfas, Miteni
chiede il fallimento
«Tentativo di fuga»

Il caso
L'entrata della Miteni
L'entrata della Miteni
L'entrata della Miteni
L'entrata della Miteni

La Miteni ha depositato la richiesta di fallimento ma quelli che ne chiedevano da anni il sequestro ora temono che l’azienda chiuda davvero.

Se prima continuavano a domandare il blocco della produzione per effettuare controlli e bonifica, ora attivisti e politici vedono nell’iniziativa del consiglio di amministrazione dell’azienda chimica un tentativo di fuga dalle proprie responsabilità.

 

Una situazione che nella nostra provincia coinvolge i comuni di Albaredo, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Cologna, Minerbe, Legnago, Pressana, Roveredo, Terrazzo, Veronella e Zimella. L’emergenza è stata decretata dal governo di cui, secondo Arpav, Miteni è responsabile per oltre il 97 per cento. Mentre, ieri, tutti i 122 dipendenti di Miteni partecipavano ad uno sciopero figlio della preoccupazione per il loro futuro, ottenendo varie dichiarazioni di solidarietà, chi si sta battendo contro l’inquinamento ha assunto delle posizioni piuttosto nette. Il Coordinamento acqua libera dai Pfas ha espresso sconcerto e si è detto stupito delle affermazioni di Miteni. «Anziché farsi carico delle proprie pesanti responsabilità, la ditta intende sottrarsi ai propri obblighi», dice il coordinamento. C’è poi la dura presa di posizione della mamme non Pfas nei confronti dell’organo inquirente principe: «Non capiamo» dicono, «perché la Procura non si sia ancora espressa; considerato che il fallimento era nell’aria da tempo, l’adozione di un sequestro preventivo sarebbe risultata importante, mentre ora è probabile che la bonifica ricada sui cittadini danneggiati», hanno detto le Mamme no Pfas. 

Luca Fiorin

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