Pfas, la parola al capo delle indagini

Vicenza Una seduta del processo  sull’inquinamento da Pfas
Vicenza Una seduta del processo sull’inquinamento da Pfas
Vicenza Una seduta del processo  sull’inquinamento da Pfas
Vicenza Una seduta del processo sull’inquinamento da Pfas

Pfas: oggi si torna in aula per il seguito di una deposizione che è di fondamentale importanza per gli esiti del processo in corso in tribunale a Vicenza. Testimone chiave A testimoniare arriverà infatti il maresciallo maggiore del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Treviso, Manuel Tagliaferri, che ha condotto, su incarico della procura berica, i tre filoni d’indagine dalla cui unione è nato il maxi-procedimento nel quale la Corte d’assise è chiamata a giudicare 15 manager di Miteni, l’azienda chimica di Trissino, Vicenza, che è stata individuata come la fonte principale della contaminazione, e le multinazionali Icig e Mitsubishi Corporation, che ne hanno detenuto la proprietà, per avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari. Già nella precedente seduta, che si è svolta tre settimane fa, Tagliaferri aveva fornito importanti notizie, affermando che la contaminazione è dovuta a quanto si trova nei terreni sottostanti alla fabbrica e che già decenni fa le proprietà dell’azienda sapevano dell’inquinamento che provocavano. Intanto non si sono ancora sopiti gli echi della testimonianza precedente. Si tratta di quella che era stata fornita dall’ex-direttore generale della Sanità veneta, Domenico Mantoan. Il dirigente aveva confermato che la Regione aveva deliberato nel 2016 il finanziamento di uno studio epidemiologico relativo alla popolazione esposta alla contaminazione, precisando che c’erano già molti dati a disposizione e che per questo era stato dato incarico all’Istituto superiore di Sanità, senza però saper dire perché poi quella ricerca non è mai stata compiuta. L’indagine fantasma «Su questo tema, la Giunta regionale non ha risposto ad una mia interrogazione all’epoca e, tristemente, nemmeno davanti ai giudici si è saputa la verità», afferma ora la consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda. «Se avessero dato seguito a quanto avevano deliberato, oggi avremmo importanti informazioni utili a sostenere nel processo non solo l’ipotesi di disastro ambientale, ma anche l’inconfutabile disastro sanitario causato dall’inquinamento», aggiunge. Anche le «Mamme no Pfas» definiscono come singolare il fatto che Mantoan non abbia riferito nulla di quell’indagine e che, in aggiunta, abbia detto di non ricordare niente in merito ad alcuni controlli sulla presenza dei Pfas negli alimenti.•.

Luca Fiorin