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03.04.2020 Tags: San martino Buon Albergo

Parte da qui l’ossigeno per i malati di covid

I fratelli Paolo e Roberto Bissoli (di spalle) nella fase di carico di un serbatoio d’ossigeno
I fratelli Paolo e Roberto Bissoli (di spalle) nella fase di carico di un serbatoio d’ossigeno

Andrea Sambugaro Nel cuore del contagio, destinazione ospedali nel Centro-Nord d’Italia: dal Mater Salutis di Legnago alla Lombardia che finora ha pagato il prezzo più alto del Covid-19, dal Piemonte alla Liguria con puntate in Emilia Romagna e al Triveneto in generale. L’azienda di autotrasporti di Paolo e Roberto Bissoli, che ha sede a San Martino Buon Albergo in via Archimede 10, lavora da trent’anni per l’Air Liquide, colosso dei gas, delle tecnologie e dei servizi per l’industria e la sanità, ma mai si sarebbe immaginata un momento così: «Sono settimane che ci chiamano per portare ossigeno e soprattutto serbatoi di ossigeno alle strutture ospedaliere, giorno e notte, sabati e domeniche comprese. Eravamo a diposizione ventiquattr’ore su ventiquattro anche prima, ma le richieste e il lavoro sono aumentate a dismisura con il Coronavirus», spiega Paolo, 54 anni, cinque in meno del fratello con il quale ha ereditato l’attività di papà Aleardo e dello zio Luigi. Stravolte anche le regole: «Rallentata di molto la produzione industriale, e quindi anche la domanda da parte degli altri tre clienti per cui lavoriamo, e aumentata nell’emergenza Covid-19 la richiesta per l’area medicale, abbiamo dovuto dirottare parte dei nostri dipendenti (94, ndr, di cui 87 autisti il primo dei quali assunto dall’azienda familiare nel 1991) nel settore della sanità. Il resto è in ferie o in cassa integrazione». La ditta dei fratelli Bissoli ha una cinquantina di mezzi sulle autostrade d’Italia, diretti agli ospedali o alle strutture dedicate all’assistenza dei malati di Coronavirus: allevia la fatica e la preoccupazione di contrarre il nemico invisibile solo il sapere di avere una missione da compiere, in silenzio. Perché fare lo spola frenetica negli ospedali, a supporto delle terapie intensive, è diventata un’esigenza: «Portiamo serbatoi di ossigeno dal Trentino-Alto Adige alla Toscana, moltissimi in Liguria. E arriviamo anche in Sicilia, con impianti di supporto a ospedali che verranno installati», aggiunge Paolo Bissoli. L’Air Liquide ha infatti aumentato lo stoccaggio di ossigeno per gli ospedali dell’area Nord per un totale di 290.000 litri (a Zevio per esempio è stato trasportato e montato un serbatoio da 5.000 litri in sole otto ore) e ha programmato per questa e le prossime settimane lo stoccaggio di 210.000 litri. Ha realizzato impianti per la distribuzione nei reparti ospedalieri di ossigeno, aria e aspirazione endocavitaria per un totale di 400 posti letto in più per il trattamento delle patologie da Covid-19 e sono in fase di realizzazione impianti per ulteriori 450 posti letto. Altri numeri, che definiscono il quadro dell’emergenza: il riempimento di bombole di ossigeno da parte di Air Liquide è aumentato di 4.000 alla settimana rispetto alla normale produzione (che è di 5.000 alla settimana), utilizzate nei reparti ospedalieri o per il trasporto in ambulanza dei pazienti in ospedale. Tutte le taglie disponibili vengono riempite nello stabilimento di Verona, che ha sede in via Lussemburgo 17. Sono già immesse nel flusso produttivo 3.000 bombole in più rispetto al pre Covid, altre 4.000 bombole sono previste nelle prossime settimane. Di conseguenza è aumentato il personale addetto al riempimento e i turni di lavoro si sono allungati. Per rispondere all’emergenza, di riflesso, il trasporto e quello che tecnicamente si definisce il gruaggio di serbatoi di ossigeno e sistemi di vaporizzazione per tutta l’Italia dal deposito dell’azienda dei Bissoli è aumentato di una cinquantina di viaggi nell’ultima ventina di giorni. •

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