Il caso

Opera Disco, la polemica continua: arrivano denunce di altre mamme

L'interno della discoteca
L'interno della discoteca
L'interno della discoteca
L'interno della discoteca

Reazioni a catena. Mail in redazione, messaggi al nostro numero di Whatsapp. Sono arrivate dopo la pubblicazione dell'articolo dell'iniziale divieto di ingresso in discoteca per un ragazzino di colore. Altre mamme hanno segnalato episodi analoghi, altri giovani ci hanno scritto dicendo che era accaduta la stessa cosa anche a loro. Un altro ha detto di aver ricevuto un pugno da un buttafuori che «gli ha aperto il labbro in due», ma poi alle domande "sei andato al pronto soccorso? Hai sporto denuncia?", ha ribattuto che il pugno non era stato così forte. Da una parte ragazzi che si sentono discriminati, dall'altra gestori che ribadiscono con molta fermezza che fanno il bene il loro.

«Inizio a pensare che dovremmo iniziare a sporgere denunce per chi posta e scrive cose false di noi», spiega Simone Farina gestore dell'Opera e del Berfi's. «Nessuno resta fuori dalla discoteca se è a posto. Restano fuori quelli che arrivano ubriachi, come per esempio venerdì sera. C'era un gruppetto di maggiorenni stranieri ubriachi che voleva entrare e non li abbiamo accettati perchè c'era la festa degli studenti e loro oltre ad essere più grandi erano anche ubriachi. Proprio per garantire sicurezza e anche la salute fisica, noi paghiamo un servizio di due ambulanze ogni sera perchè nel parcheggio molti ragazzi arrivano con il baule colmo di alcolici che bevono prima di entrare. È una cosa in più che facciamo, altro che discriminazione di chi ha un colore delle pelle più scuro. In un altro caso abbiamo fermato due che avevano uno un taser ed uno un coltello».

Ma intanto un'altra mamma scrive: «Mio figlio ha vissuto per due volte lo stesso trattamento in quella discoteca. Gli hanno chiesto se era marocchino e gli hanno detto che da loro i marocchini non entrano. Hanno voluto vedere anche la carta di identità e gli hanno chiesto le origini dei genitori, il padre è nigeriano». A.V.

Alessandra Vaccari