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07.09.2019

Cerimonia sul Monte Comun per Rita Rosani e Dino Degani

Il cippo ad Alcenago
Il cippo ad Alcenago

Domani dalle 10,30, ad Alcenago, sul Monte Comun, nel 75esimo anniversario di uno dei più importanti scontri a fuoco della Resistenza veronese, verranno commemorati Rita Rosani, Medaglia d’Oro al Valor militare, il diciottenne di Negrar Dino Degani, Medaglia d’Argento e i tre partigiani dispersi Selva, Gallo e Orso (conosciuti solo con il nome di battaglia). L’iniziativa è promossa dall’Associazione Volontari della Libertà (ci saranno presenti il cavaliere Antonio Rettondini, presidente, e i suoi vice Fiorenza Canestrari e Angelo Granuzzo), in collaborazione con il Comune di Grezzana. Parteciperanno i rappresentanti di Aned, dell’Anpi, dell’Associazione Acqui, dell’Associazione Figli della Shoah, sezione di Verona e Brescia, dell’Istituto della Resistenza e varie associazioni alpini. A benedire il cippo, nel sacrario realizzato da Lino Tezza, concesso dalla famiglia per la manifestazione, sarà il parroco di Alcenago don Giovanni Birtele. I fatti storici avvenuti, sono ben dettagliati nel libro Storia della Resistenza Veronese, curato dal professor Maurizio Zangarini e completati dal triestino Livio Isaak Sirovich nel libro Non era una donna era un bandito-Rita Rosani, una ragazza in guerra. In sintesi. I nazisti il 16 settembre 1944 presero a Stallavena i tre partigiani, Orso, Gallo e Selva, mentre aspettavano le armi e il 17 settembre, rastrellarono Monte Comun. La brigata Aquila diretta (dall’agosto 1944) dal colonnello Umberto Ricca, avvisata lasciò località Busa Bacioca, coperta da Dino Degani con il suo mitragliatore e Rita Rosani con il moschetto. Uscire indenni era impossibile: 170 tra soldati fascisti e nazisti contro 15 partigiani, tra questi Rita Rosani (Rosenzweig il suo vero cognome) maestra ebrea di 23 anni proveniente da Trieste. Dino Degani ferito, continuava a proteggere la ritirata. Aveva raggiunto i suoi, era praticamente in salvo, ma, accortosi che mancava Rita, tornò indietro per aiutarla. Nel contrattacco, venne colpito a morte. Dagli archivi di famiglia il nipote Dino Degani, ha trovato (in questi mesi) un trafiletto sul giornale New Jersey Italian-American (25 ottobre 1946) che titolava: «Dino Degani, l’eroe di Monte Comun» (con foto tessera del giovane). L’articolista comunica-su indicazione della zia rimasta in America, mentre la mamma Gerardina Lisanti era tornata in Italia-«Dino Degani è stato proposto per la medaglia d’oro» e, parafrasando un canto di Leopardi continua: «...morendo si sottrasse da morte..., cadde in un’impari lotta sulle alture di Monte Comun, assieme alla non meno eroica Rita Rosani in un momento che s’erge austero sulle zolle intrise di sangue». Ricorda poi i tre fratelli «Alberto, Elvio e Dino, che indossavano tutti la divisa partigiana, figli del tenente Silvio Degani veterano della prima guerra mondiale». Poi conclude: «Dino patriota fervente, si unì alla leggendaria band dell’Aquila, affrontando con virile fermezza i pericoli di una vita clandestinamente eroica e fiero del suo ideale che liberamente professava con il trinomio che guidò la sua esistenza: religione, patria e famiglia». Il padre Silvio trovò la salma di Dino in una pozza di sangue a pochi metri di distanza da Rita Rosani. Anche la comunità di Alcenago subì dei danni e si chiuse nella morsa della paura. Solo don Pompilio Zanella, con alcuni suoi collaboratori, non ubbidì ai nazisti e portò le due salme nel cimitero di Alcenago. Finita la guerra per Dino Degani a Negrar e Rita Rosani a Verona vennero celebrati i funerali solenni. In loro memoria, al suono delle trombe, domani verranno deposte le corone di fiori. La cerimonia è aperta a tutti. •

Alessandra Scolari
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