il fenomeno

Gli alberi si spogliano da soli, la siccità anticipa l’autunno

A luglio e ad agosto dovrebbero essere in pieno rigoglio. Ma avviene il contrario
Piante in sofferenza per la siccità. Qui siamo nel quartiere della Madonna del Popolo a Villafranca (Foto Pecora)
Piante in sofferenza per la siccità. Qui siamo nel quartiere della Madonna del Popolo a Villafranca (Foto Pecora)
Piante in sofferenza per la siccità. Qui siamo nel quartiere della Madonna del Popolo a Villafranca (Foto Pecora)
Piante in sofferenza per la siccità. Qui siamo nel quartiere della Madonna del Popolo a Villafranca (Foto Pecora)

Qualcuno, tristemente, ha cambiato lo scenario stagionale alla celebre poesia: «Si sta come / d'estate / sugli alberi / le foglie». 
Ungaretti usava la metafora delle chiome vegetali che cadono per raccontare la vita nelle trincee della Prima guerra mondiale. Oggi, che la «guerra» ce la fa il riscaldamento globale (molto aiutato dai nostri comportamenti), l'autunno è «anticipato».

Colpa della siccità prolungata e di temperature estive quasi mai scese sotto i 33 gradi. Tante piante, soprattutto in ambiente urbano, si stanno ritrovando spoglie ben prima della stagione fredda: a luglio e ad agosto, quando dovrebbero essere, invece, in pieno rigoglio. 

Il fenomeno non risparmia alcuna zona della provincia - si può osservare a spot perfino in Lessinia, come indica Lorenzo Albi di Legambiente Verona - ma è più accentuato nelle località di pianura, oltre che in città dove la quota di terreno cementificato è maggiore. 

In giardinetti e parchi pubblici, al giallo dell'erba bruciata dal sole ora si sovrappone il marrone delle foglie secche e accartocciate. Le stesse che, a mucchi, ricoprono i marciapiedi, costringendo i passanti a strisciare i piedi, mentre sopra le loro teste si allungano i rami scheletriti di tigli, frassini, aceri, querce, platani... latifoglie, in generale, ovvero alberi a foglia larga e caduca. Cosa sta succedendo? 

«In realtà, quello che viene definito "autunno anticipato", cioè la perdita parziale o totale delle foglie è un meccanismo di conservazione che alcune specie di alberi mettono in atto quando le condizioni di vita diventano particolarmente sfavorevoli. In situazioni estreme, infatti, gli alberi eliminano la chioma "fuori stagione", nel tentativo di trattenere il più possibile l'acqua, che altrimenti si disperderebbe attraverso le foglie», risponde Gianfranco Caoduro, dottore forestale. 

Caoduro è presidente onorario della World Biodiversity Association (Wba), un'associazione di botanici, zoologi e naturalisti, con un comitato scientifico internazionale, che si è costituito nel 2004 al Museo di Storia naturale di Verona ed è impegnato in molti progetti per la salvaguardia della biodiversità: dai rimboschimenti in Italia alla difesa delle grandi foreste nel mondo. 

Caoduro approfondisce: «Perché in un fitto bosco c'è una temperatura molto inferiore rispetto alle aree urbane? Ciò si deve non solo all'ombra, ma grazie al fenomeno naturale che si chiama "evapotraspirazione". Ogni grande albero, con le sue radici, risucchia l'acqua dalle profondità del terreno; fino a due-trecento litri al giorno. E poi, come una pompa, la spinge verso i rami e le foglie, le quali la restituiscono all'ambiente sotto forma di vapore». 

«Il continuo richiamo di acqua dal suolo profondo», aggiunge, «opera un costante raffrescamento del terreno fino in superficie. Una sorta di "condizionatore" naturale. E il vapore emesso dalle foglie ritorna nel "ciclo" dell'acqua, che contribuirà a innescare le nuove precipitazioni». 

Ma quando le temperature sono torride e le precipitazioni assenti? «Gli alberi cercano di proteggersi. Per prima cosa, chiudono gli stomi: i "pori" sulle foglie attraverso i quali avviene la traspirazione», chiarisce Caoduro. «Se questa strategia non basta, e l'acqua è insufficiente a garantire la fotosintesi, la chioma viene alleggerita. Prima ingialliscono e cadono poche foglie; poi sempre di più al perdurare delle condizioni sfavorevoli». 

Le piante così spoglie moriranno? «Dipende da quanto perdura la siccità», risponde Caoduro. «Se il passaggio critico si risolve in tempi ragionevoli, entrano in azione le gemme avventizie, cioè dormienti, schiudendosi e rinverdendo i rami. Tuttavia, come succede agli umani, gli esemplari più giovani e forti hanno maggiori probabilità di sopravvivenza. Invece le piante anziane, dopo una prova così dura, sono destinate ad ammalarsi più facilmente. E sì, anche a morire. Lo vedremo nei prossimi mesi»

Lorenza Costantino