A Raldon

«Giokai», nasce la casa dove guarire la dipendenza dal gioco

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Una casa riservata esclusivamente a chi soffre di ludopatia. Da dicembre aprirà le porte, nella fattoria Margherita di Oppeano, vicino a Raldon, l’unica struttura residenziale in tutto il Veneto destinata a sperimentare una nuova pratica di contrasto alla sempre più crescente dipendenza da gioco. «Giokai», il nome del progetto che conta solo pochissime esperienze simili in tutta Italia, tra Torino e l’Emilia Romagna.

Pensato e sviluppato in collaborazione tra la cooperativa GAV e l’associazione Indipendenze con il contributo del dipartimento Dipendenze dell’Ulss9 Scaligera, il programma prevede percorsi residenziali brevi, di 9 giorni intensivi, in comunità terapeutica, con la combinazione di più approcci, frutto di anni di lavoro clinico dell’equipe di psicologi e psicoterapeuti. «L’obiettivo è una riabilitazione intensiva che non punta tanto alla guarigione quanto a dare una prima scossa alla situazione per avviare poi un percorso duraturo», evidenzia il presidente di GAV, Francesco Albertini. «Il periodo è volutamente breve perché chi soffre di ludopatia spesso ha famiglia e un lavoro e faticherebbe a stare a lungo fuori casa. Il fenomeno sta raggiungendo numeri preoccupanti, e colpisce anche i giovanissimi. Riceviamo segnalazioni da familiari, parrocchie, farmacie o medici di base e per questo, grazie ai fondi regionali messi a disposizione delle Ulss, abbiamo attrezzato una casa con 8 posti letto in cui accogliere a turnazione i vari ospiti. Le terapie naturalmente sono del tutto gratuite».

Il Veneto è una delle regioni più colpite dall’azzardopatia e Verona, specie nella zona della Bassa, è seconda solo a Rovigo per casi di malattia da gioco. Nella nostra città nel 2018 si è registrata una spesa media di 1.500 euro pro capite l’anno per spese legate al gioco. Dati del 2017 sugli utenti in carico ai Serd in Veneto riferivano di 312 giocatori seguiti solo dalla Ulss 9. Se durante il lockdown e la chiusura delle sale slot i dati sono calati (nonostante sia cresciuta la frequentazione online), una recente ricerca dell’Istituto nazionale di Sanità, evidenzia che la pratica del gioco d’azzardo, dal 16,3% del periodo pre pandemia, è scesa al 9,7% durante il lockdown per poi risalire al 18% durante le restrizioni parziali. «Dal 2018 la ludopatia rientra nei livelli assistenziali minimi e quindi beneficia di erogazioni pubbliche per contrastarla», fa notare Giuseppe Cuoghi, presidente dell’associazione Indipendenze, composta da psicologi, psicoterapeuti ed educatori. «Purtroppo chi gioca, per l’80% uomini, spesso assume anche alcol e droga e cresce il problema delle polidipendenze. L’accesso sempre più facilitato a internet attira anche giovanissimi, fin dalle superiori».

Nel caso del gioco la recidiva è alta, perché le videolottery si trovano al bar, i gratta e vinci e l’enalotto in tabaccheria e la tentazione è continua. Se risulta impossibile agganciare la persona malata, il percorso si fa con i familiari. «Di solito si reca spontaneamente da noi chi ha già accumulato consistenti danni economici», continua Cuoghi. «Altrimenti si lavora con i parenti più stretti per cercare di modificare determinate dinamiche». La terapia residenziale inizierà dal 4 dicembre, le cure prevedono Emdr, una tecnica che si avvale dei movimenti oculari, e Mindfulness, con lavori individuali e di gruppo per cercare di restituire lucidità ed equilibrio a chi è finito nella trappola della dipendenza.

Chiara Bazzanella