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03.03.2019

Ca’ Bianca, dietrofront sui rifiuti

La discarica di Ca’ Bianca nel territorio di Zevio: fu autorizzata vent’anni fa
La discarica di Ca’ Bianca nel territorio di Zevio: fu autorizzata vent’anni fa

Il Consiglio di Stato ha detto no all’ampliamento della Cà Bianca, riconoscendo le ragioni dei Comuni di San Giovanni Lupatoto, Oppeano e Bovolone che erano ricorsi in appello contro la sentenza del Tar Veneto. Il progetto di ampliamento della discarica, che aveva ottenuto l’approvazione della Regione Veneto, prevedeva un innalzamento di 8 metri della discarica (sita in territorio di Zevio, ma vicinissima a Campagnola e Raldon), per ospitare ulteriori 300mila metri cubi di rifiuti non pericolosi. SE IL PROGETTO fosse stato realizzato la quota della montagna di rifiuti dal piano di campagna avrebbe raggiunto i 22 metri, con il livello superiore della discarica innalzato di 8 metri rispetto a quello attuale. Va ricordato che questa discarica è stata autorizzata nel 1999 per 372mila metri cubi, ai quali nel 2009 sono stati aggiunti altri 293mila metri cubi. Con l’ampliamento se ne volevano aggiungere ulteriori 300mila. Contro questo progetto e la relativa autorizzazione regionale erano ricorsi al Tar Veneto le amministrazioni comunali di San Giovanni Lupatoto, Bovolone e Oppeano, ricevendo nel 2017 il parere negativo dei giudici amministrativi. I tre Comuni, ritenendo però di essere nel giusto, hanno deciso di portare la questione all’esame del Consiglio di Stato. IL MASSIMO ORGANO di giustizia amministrativa si è riunito il 10 gennaio scorso e, in un pronunciamento di ben 54 pagine, ha riconosciuto la fondatezza delle motivazioni degli oppositori dell’ampliamento accogliendo il ricorso e annullando gli atti impugnati. «È una decisione ben motivata, di oltre 50 pagine, dove soprattutto emerge che l’ambiente non può sottostare a logiche economiche», commenta il sindaco di San Giovanni Lupatoto, Attilio Gastaldello. «La sentenza, dunque, sconfessa le valutazioni dei tecnici regionali e apre le porte a un dialogo tra i diversi livelli di governo del territorio. Nel frattempo l’ampliamento è fermo». «Ero certo, come lo sono ora, che il nuovo ampliamento della Ca’ Bianca non sia la soluzione più idonea per salvaguardare l’ambiente in quanto la soluzione al problema dei rifiuti non è l’ampliamento delle discariche», prosegue il sindaco. «La discarica di Ca’ Bianca, sia per il fatto di essere posizionata in zona di risorgive, sia per la vicinanza ai centri abitati, poco si presta a provvedimenti di sviluppo. È una battaglia che avevamo promesso ai nostri elettori e che non smetteremo fino all’individuazione di una soluzione scevra da rischi per l’ambiente». LE PRINCIPALI motivazioni addotte nel ricorso al Consiglio di Stato riguardavano il fatto che l’intervento sulla discarica non risultava compatibile con le prescrizioni del Piano Quadrante Europa, che ammette ampliamenti di discariche esistenti solo se la sistemazione finale comporti un miglioramento significativo dell’ambiente circostante. Il miglioramento previsto dal progetto di ampliamento ora bocciato, prevedeva un intervento da realizzare in territorio di Isola Rizza, dove, in cambio dell’intervento sulla discarica zeviana, si doveva procedere alla bonifica della cava Bastiello, che si trova a 14 chilometri in linea d’aria da Ca’ Bianca e quindi, come hanno sostenuto i tre comuni contrari, «non propriamente circostante». Soddisfatti anche i componenti del comitato civico Cittadini di Campagnola (come è scritto in questa stessa pagina) che si sono sempre opposti all’operazione e che hanno svolto svariate assemblee a Raldon, per informare e coinvolgere i residenti nella battaglia alla discarica e al suo ampliamento. I timori dei cittadini di Campagnola, Raldon e Vallese, i cui abitati sono molto vicini alla discarica, sono che l’impianto immetta polveri nell'aria e che la falda idrica risenta di presenza ed attività della discarica. Anche se la discarica ricade nel territorio zeviano, le tre amministrazioni comunali ricorrenti avevano titolo per opporsi in quanto sono tutte nel ruolo di «comuni interessati» per il fatto di essere circostanti l’impianto che si vuole ampliare. •

Renzo Gastaldo
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