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01.07.2018

«Macché razzisti I veronesi sono cinici»

Elia Cristofoli: disegnatore, pubblicitario, creativo, regista, filmaker, illustratore e ora anche scrittore
Elia Cristofoli: disegnatore, pubblicitario, creativo, regista, filmaker, illustratore e ora anche scrittore

Ama definirsi un eclettico. E, in effetti, dargli un’etichetta non è semplice. Disegnatore, pubblicitario, creativo, regista, filmaker, illustratore e ora anche scrittore, Elia Cristofoli, 39 anni, apre la porta della sua casa-studio in centro a Bussolengo in pantaloncini e maglietta. Appesi ai muri, schizzi a matita di personaggi frutto della sua fantasia. Donne e creature immaginarie, soprattutto. In salotto, una libreria colma di dvd e libri, una lavagna con disegnati i personaggi di un nuovo progetto e la gatta Lolita sul divano. Il suo primo romanzo Lucio Piovaschi, professione misantropo, edito dalla casa editrice Vertigo, è in libreria da qualche settimana. «In realtà l’ho scritto nel 2010», spiega Cristofoli, «ma non avevo mai avuto il tempo di mandarlo alle case editrici. Qualche mese fa l’ho ripreso in mano, l’ho riadattato all’attualità ed eccolo qui». Nel romanzo, ambientato a Verona, un gruppo di amici si ritrova in situazioni di estremo pericolo e violenza raccontate dalla penna di Cristofoli in equilibrio tra cinismo e sarcasmo. «Le vicende narrate nel mio testo sono una miscela di fatti realmente accaduti. Volevo raccontare la mia città e la straordinaria capacità che abbiamo noi veronesi di ridere delle disgrazie altrui. A volte ci escono delle freddure agghiaccianti ma non ce ne rendiamo veramente conto. Io credo ci sia un cinismo unico, a Verona. Non è vero che i veronesi sono razzisti, sono cinici. Sembra che ci stiano sempre tutti sulle scatole. Ecco, nel mio libro volevo fotografare questa caratteristica che pochi riconoscono». Elia Cristofoli la passione per la scrittura la coltivata da sempre: «Tutti sono stupiti che abbia scritto un libro ma io scrivo da sempre. La voglia di inventare storie ce l’ho da quando sono bambino. Ogni mia attività parte dalla scrittura e quando mi bussa una storia, in testa, non riesco a trattenerla. Spesso, quando sono fuori con gli amici e mi si materializza nella mente un nuovo personaggio o qualcuno già creato che fa qualcosa, saluto tutti e torno a casa a scrivere. Poi la forma espressiva dove gli darò vita può essere un disegno o un video o una clip o un racconto. Ma tutto, per me, parte da sempre dalla scrittura». AVEVA CINQUE ANNI, Elia, quando suo padre gli mise in mano una macchina fotografica. «L’arte è entrata nella mia vita molto presto. Credo di disegnare da quando esisto. Da piccolo andavo al bar con mio nonno e restavo incantato quando, tutti quelli che lo incontravano, si toglievano il cappello e lo salutavano dicendogli “Buongiorno cavaliere”. Era stato insignito per meriti lavorativi del titolo dal Presidente della Repubblica. Lo guardavo con estremo rispetto. Ho iniziato ad abbozzare con la matita cavalieri meravigliosi che lottavano contro draghi, mostri a più teste, nemici fantastici. E da allora non ho più smesso di disegnare horror, fantascienza e donne». Elia Cristofoli ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema ventenne: «Facevo il runner, il tuttofare, dall’andare a comperare dieci metri di prolunga per le telecamere a portare il caffè sul set. Ma è lì che si impara e si fa la vera gavetta. Passo dopo passo sono cresciuto e mi sono messo in proprio». Oggi la sua professione è prettamente quella del creativo pubblicitario alla quale è arrivato dopo anni di cortometraggi, spot, video musicali e cartoni animati. Suoi erano i disegni di RockPolitick di Celentano, nel 2005. «Sono diciotto anni che faccio video e animazioni e mi sono sempre detto che, prima dei quaranta, avrei scritto un libro. Ed ecco il Piovaschi». In realtà, Elia Cristofoli in arte si chiama Solingo: «A vent’anni mi sono pentito di non aver studiato filosofia. Così ho rimediato da autodidatta. Mi sono imbattuto in Carducci, a mio avviso l’ultimo degli illuminati, e nella sua poesia Pianto antico. Rimasi folgorato dalla strofa “nel muto orto solingo”. Solingo. Mi colpì quella parola, mi stregò. Aveva la lettera i al centro, perfettamente al centro e, graficamente, mi permetteva di trasformarla in un omino con un mantello». Cristofoli confessa altri vantaggi, dell’essere un abile disegnatore: «Negli anni delle scuole superiori mi ha facilitato molto la vita. Quando uscivo e vedevo una ragazza che mi piaceva, prendevo carta e penna e, in pochi minuti, le facevo un ritratto. Poi mi avvicinavo a lei e glielo consegnavo, firmato col mio numero di telefono. Devo dire che ha sempre funzionato». •

Serena Marchi
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