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17.06.2019

L’arca e l’Africa notturna: il parco che verrà

Il progetto dell’arca delle biodiversità: alta due piani, si sviluppa per una lunghezza di 68 metri
Il progetto dell’arca delle biodiversità: alta due piani, si sviluppa per una lunghezza di 68 metri

Il traguardo dei cinquant’anni è stato festeggiato al Parco Natura Viva con nessuna retorica e tante idee, quelle che caratterizzeranno il masterplan 2019-2027, cioè i prossimi otto anni di interventi strategici e strutturali per un moderno parco zoologico, «che quando iniziò non poteva immaginare che la sua finalità sarebbe stata quella che oggi è missione principale: frenare la perdita di biodiversità», ha esordito il direttore scientifico e biologo Cesare Avesani Zaborra, continuatore dell’intuizione del padre Alberto che accolse 50 anni fa nella sua tenuta l’ippopotamo Pippo, ceduto per l’età avanzata dal circo Medrano, ma vissuto poi fino al 2009. Dopo i videosaluti e gli auguri del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e di Telmo Pievani del Dipartimento di biologia dell'Università di Padova, sono saliti sul palco il sottosegretario Luca Coletto, l'europarlamentare Paolo Borchia, l’ambasciatore del Sudafrica Shirish Soni, Gloria Svampa presidente dell'Associazione nazionale giardini zoologici ed acquari, i sindaci di Pastrengo e Bussolengo e i responsabili dei vari settori che affiancano Avesani nella conduzione e programmazione. Ma sopratutto è stata fatta, prima del concerto dei Mito’s e del taglio della torta, un’ampia ed esaustiva carrellata con i direttori dei più importanti giardini zoologici europei, che hanno aperto finestre significative sulle rispettive realtà, il modo in cui ci sono arrivati e i piani di futuro sviluppo. Poteva essere una mazzata all’ottimismo per il povero Avesani, che a ogni intervento chiedeva aiuto e minacciava scherzosamente di buttarsi di sotto di fronte all'abissale differenza di disponibilità economica e organizzativa. Invece è stata una frustata all’orgoglio personale di un uomo che biologo di formazione, come ha più volte amato ricordare, ha trasformato una passione in un'impresa che in 50 anni ha superato i 20 milioni di visitatori, si estende su 42 ettari e contiene quasi 1500 esemplari di 200 specie diverse. Basterebbe gestire quello che c’è per dire di essere all'avanguardia, invece gli obiettivi vanno oltre: potenziare la capacità di tutela delle specie; reintrodurre in natura, dove è possibile; creare una forte coscienza ambientale con attività di formazione e divulgazione naturalistica. Come? Lo ha illustrato uno dei primi e più conosciuti zoo designer al mondo, Peter Rasbach, che ha messo su carta le idee scaturite dalla mente di Cesare Avesani Zaborra e del suo staff: la serra dei giganti, un nuovo padiglione visitabile entro la fine dell’estate che raccoglie il tema del gigantismo e del nanismo in natura per spiegare il motivo delle dimensioni anomale di alcune specie suddivise in tre diverse aree climatiche; la grande arca della biodiversità: 68 metri di lunghezza, due piani per l'accademia di scienze applicate con laboratori e aule didattiche e 400 posti a sedere; un nuovo reparto dedicato ai gorilla, una delle specie più minacciate al mondo presenti in un'area di conflitto per il controllo delle materie prime; un glamping africano: dieci tende montate da aprile ad ottobre in un'area esclusiva per far vivere ai visitatori un'esperienza anche notturna come nei grandi parchi africani; infine una ristorazione speciale «In bocca al lupo» per mangiare in sicurezza circondati da un branco di lupi di cui osservare comportamenti e relazioni sociali senza calpestarne la privacy. Non è un libro dei sogni, ma un progetto aperto e realizzabile come lo sono stati finora i progetti di conservazione e di reintroduzione in natura andati a buon fine in 25 paesi del mondo e aperti alla collaborazione con nove università italiane. •

Vittorio Zambaldo
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