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23.12.2016

Investito in bici
Viene multato:
è senza campanello

La bici del ciclista vittima del grave incidente del 2012
La bici del ciclista vittima del grave incidente del 2012

Una «pacata contestazione». Così Giovanni Bettoja definisce la sua lagnanza. «Sia chiaro, non critico il vigile che mi ha dato la multa», precisa, «ma disapprovo il codice della strada che la prevede anche in situazioni grottesche come quella accaduta a me. Oltre al danno, si dice, la beffa. E non mi pare corretto».

Lui è un appassionato di ciclismo, uno di quelli che in passato correva «con il pettorale per una nota società di Verona», spiega. «Dopo che sono andato in pensione», racconta, «l’ho fatto diventare il mio hobby, vado con gli amici, ci alleniamo e facciamo un po’ di sana attività sportiva». Macina ogni settimana chilometri di strada in sella alla sua bici da corsa.

Il 12 novembre è stato travolto da un’auto a San Massimo. «E’ stato un brutto incidente, l’anziano alla guida mi ha investito in via Don Giacomo Trevisani; è uscito senza dare la precedenza da una stradina laterale a senso unico che, tra l’altro, aveva percorso contromano. Mi ha preso in pieno, sono caduto, mi sono fatto parecchio male, botte dappertutto. Ho preso un grande spavento soprattutto perché mi sono ritrovato nella stessa terribile situazione di 4 anni fa: ci risiamo, mi sono detto, l’ho scampata grossa allora e adesso sono di nuovo sotto a una macchina».

Nell’agosto 2012, infatti, Bettoja era stato falciato con altri amici da una macchina a Bussolengo: «Una tragedia», ricorda, «Carlo Marastoni morì subito, io fui più fortunato, finii in rianimazione e dopo un lungo ricovero recuperai senza conseguenze. Superato lo shock sono tornato sui pedali, la passione della mia vita».

Una passione che gli sta costando cara visto il nuovo incidente, un mese fa. «Pedalavo tranquillo a San Massimo», ricostruisce la dinamica, «e all’improvviso, senza accorgermene, sono volato per aria e poi a terra. E’ arrivata subito l’ambulanza insieme a un vigile per i rilievi. Avevo male dappertutto, prima di partire per il pronto soccorso l’agente mi ha fatto il palloncino, quello per l’alcol. Era negativo. Controllò anche la bicicletta ammaccata. E’ la prassi, mi spiegò. A Borgo Trento mi riscontrarono la frattura della clavicola ed escoriazioni su tutto il corpo». Poi, a distanza di qualche giorno, la «brutta sorpresa: mi arriva a casa una multa di euro 36,60 perché la mia bici da corsa era senza il campanello».

Bettoja sorride amaro: «Ora, non voglio infierire su chi è chiamato a far applicare il codice della strada che prevede, appunto, la presenza su tutte le biciclette del din-don ma, mi chiedo, è proprio necessario che un povero ciclista vittima e non colpevole di un incidente, debba anche pagare? Quello investito sono io, quello con la clavicola scassata sono io, a subire i danni del comportamento scorretto dell’automobilista sono io, insomma, la multa perchè mi manca il campanello sul manubrio mi pare quasi una presa in giro, o no?». L’intento di Bettoja è anche quello di informare gli amici: «Vi prego, dotatevi di questo accessorio per non rischiare di fare la mia stessa fine...». E termina, stizzito: «Per fortuna che avevo il fanalino posteriore altrimenti chissà quanto altro avrei dovuto pagare, forse più dell’investitore». C.F.

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