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05.04.2019

«Città aperta alla vita», largo consenso

Bussolengo «Città aperta alla vita»: è questa la richiesta, indirizzata a sindaco e Giunta, contenuta nella mozione presentata da Simone Brizzi e approvata all’unanimità dal Consiglio. «È doveroso che la cultura dell’accoglienza alla vita sia un dato imprescindibile per Bussolengo», ha esordito il consigliere di Alleanza per Bussolengo. Tra le altre richieste, la promozione del progetto regionale «Culla segreta», che prevede sostegno in gravidanza e tutela dell’anonimato, e un ulteriore sviluppo della collaborazione tra servizi sociali del Comune e Consultorio familiare di Bussolengo per realizzare le finalità della Legge 194/1978 per il sostegno della maternità e della vita nascente. «È una mozione», spiega Brizzi jr, «che nasce nel solco della legge 194 del 1978 che, dal 1982, ha contribuito di fatto ad abbassare del 63,8 per cento il numero degli aborti, passando da 235mila a poco meno di 85mila nel 2016, secondo la relazione del ministero della Salute del 2017. Ma, nonostante questo, rimane ancora preoccupante il numero di aborti clandestini: al ministero è stato stimanto che negli anni dal 2014 al 2016 si vada dai 10mila ai 13mila casi l’anno. Per questo occorre rafforzare l’impegno del Comune, attraverso il Consultorio e i servizi sociali, a favore delle donne». Su questo punto il consigliere Nadia Segala di «C’è futuro» ha presentato due emendamenti: uno per aumentare la pubblicizzazione dei Consultori comunali e un secondo per attivare nuovi fondi per associazioni ed enti che operano a favore della vita. Il primo emendamento è stato accolto dalla maggioranza, il secondo respinto. Su questo si è innescata una polemica con il consigliera Paola Boscaini che ha ribadito la necessità che vengano messi a bilancio ulteriori fondi. «Spesso», ha ribadito Boscaini, «i servizi sociali del Comune dirottano molti casi di donne in difficoltà ai centri aiuto vita che sono gli unici che hanno delle strutture che possono accogliere e anche avere a disposizione dei fondi per aiutare le donne economicamente in modo continuativo, mentre il Comune può intervenire una tantum». Il consigliere Brizzi ha risposto negativamente, dato che, a suo dire, si stava chiedendo qualcosa che già c’è. «Il capitolo di bilancio per queste associazioni è già presente. Il fondo è solo di 7mila euro: è poco e vogliamo integrarlo per venire incontro alle esigenze di queste associazioni», ha ribadito il consigliere. La mozione è passata all’unanimità. •

L.C.
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