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08.03.2019

Bambino minacciato con una pistola

Via Piave, in Borgo della Vittoria, dov’è avvenuta l’aggressione al ragazzino che frequenta la prima media
Via Piave, in Borgo della Vittoria, dov’è avvenuta l’aggressione al ragazzino che frequenta la prima media

Attimi di terrore in via Piave, nel centralissimo e popoloso quartiere di Borgo della Vittoria a San Martino Buon Albergo per tre ragazzini di prima media che tornavano da scuola, aggrediti dal fare minaccioso di un adulto arrivato anche ad estrarre dall’auto e puntare contro di loro una pistola. Tutto si è svolto alle 13.15 di ieri quando Marco (nome di fantasia) era diretto verso casa a cavallo della sua bici percorrendo la via che è anche provvista di una pista ciclabile segnalata da una striscia bianca che delimita la carreggiata. A un certo punto si è accorto di aver lasciato indietro il compagno di classe, anche lui in bici, e ha deciso di ritornare ad affiancarlo, invertendo il senso di marcia, ma restando sempre sulla pista ciclabile. La manovra, forse improvvisa o forse imprevista, ma anche semplicemente normale, perché è lecito andare contromano lungo una pista ciclabile, ha scatenato l’ira di un automobilista che stava sopraggiungendo, il quale ha chiuso la carreggiata mettendo l’auto di traverso, è sceso, ha preso Marco per il giubbotto e l’ha scaraventato a terra dalla bici. È a quel punto che sono intervenuti gli amici gridando: «Non si fa così! È solo un bambino! Perché te le prendi con lui?». Detto da bocche innocenti dovrebbe far rinsavire anche un pazzo scatenato, invece l’uomo per tutta risposta ha detto che lui pretende delle scuse e ai suoi occhi Marco era abbastanza grande da dovergli delle scuse per come guidava in bici sulla pista ciclabile di via Piave. Ma non ricevendo scuse, bensì rimproveri dagli altri ragazzini, ha urlato «State zitti!» ed è tornato in auto, ha estratto una pistola e fatto il gesto di caricarla, perdendo anche un proiettile sull’asfalto. Qualcuno dei ragazzi si è messo a urlare, altri che seguivano a poca distanza a piedi si sono nascosti riparandosi dietro le auto in sosta o gli angoli delle case per una scena che credevano potesse accadere solo nei film del Far West con un cacciatore di taglie ubriaco e forcaiolo. Una signora anziana, sentendo le urla e pensando a una rissa fra ragazzini è uscita in strada, ma il pistolero di via Piave era già risalito in auto e ripartito, lasciando sull’asfalto Marco dolorante per la caduta e gli amici impietriti. Ha portato un bicchiere d’acqua e chiamato i carabinieri arrivati immediatamente, ma Marco aveva perso l’uso della parola tanto forte era stato lo choc. È STATO L’AMICO che lo seguiva in bici a raccontare l’accaduto ai militari e un’amica di Marco ha prestato il suo cellulare perché potesse chiamare la mamma dopo qualche minuto, quando ha potuto recuperare l’uso della parola. «Sono arrivata di corsa da Porto San Pancrazio dove lavoro. Dal racconto confuso avevo capito che era stato investito da un’auto e mi sono precipitata», racconta la donna ancora affannata e con un nodo in gola. Poi la scoperta del fatto, meno tragico fortunatamente di un investimento, ma non meno terribile per la portata psicologica sul figlio e i suoi amici. I carabinieri nel frattempo hanno raccolto il bossolo e verificato che si tratta di una pistola scacciacani, ma questo non attenua la gravità dell’azione di un adulto prepotente, tant’è che le indagini condotte dal comandante della stazione sanmartinese Gianfranco Truddaiu sono aperte e su più fronti per arrivare in fretta a identificarlo sulla base dei pochi elementi che sono riusciti a raccogliere dalla testimonianza dei ragazzi: il numero incompleto della targa, il tipo e il colore dell’auto, la fisionomia dell’uomo. «Marco è stato un bambino sfortunato, con tre interventi all’addome per un tumore già all’età di 14 mesi e un altro alla testa. È seguito per dei controlli periodici dal reparto di oncoematologia dell’ospedale di Borgo Trento e non aveva bisogno di altri traumi», racconta la mamma, «va a scuola in bici come anche il fratello più piccolo perché a lui piace tantissimo e i medici gli hanno consigliato di fare molto movimento per la sua patologia. Abbiamo appuntamento in caserma perché vogliamo denunciare questo fatto affinché non capiti ad altri e soprattutto non vogliamo che né lui né altri bambini vadano a scuola con il terrore», conclude la mamma. •

Vittorio Zambaldo
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