CHIUDI
CHIUDI

10.11.2019

Vita da lucciola sfruttata tra terrore e botte

Il racconto della giovane romena emerge nell’ordinanza di custodia cautelare a carico del connazionale ora in carcere per due inchieste
Il racconto della giovane romena emerge nell’ordinanza di custodia cautelare a carico del connazionale ora in carcere per due inchieste

I pestaggi scattavano alla velocità della luce se solo la giovane dichiarava al compagno la sua volontà a smettere di fare quel mestiere che odiava. Ionut Dud alzava le mani anche se solo si rifiutava di dargli i soldi del suo lavoro sulla strada. Il romeno è arrivato e sequestrarle i documenti se solo ipotizzava la fuga in Romania. Il terrore oramai aveva bloccato qualsiasi suo tentativo di ribellione a quell’inferno e guai solo a pensare di rivolgersi alle forze dell’ordine per uscire da quello stato di schiavitù del ventunesimo secolo. Un inferno interrotto solo dopo l’arresto del trentatreenne, difeso da Massimo Dal Ben, già finito in carcere per un’altra vicenda di furti commessi con un’altra gang nel maggio scorso. Pochi giorni fa, come già riportato su queste colonne il 29 ottobre, ha ricevuto nella sua cella a Montorio, un’altra ordinanza di custodia cautelare. Questa volta, il capo d’imputazione parla di sfruttamento della prostituzione «mediante violenza e minaccia» per un periodo che va dal dicembre del 2017 al maggio del 2019 tra Verona e la Gardesana. LA VERITÀ DOPO 18 MESI. Ben diciotto mesi sono serviti alla ragazza per raccontare la verità su quella relazione costellata da pestaggi, insulti e soprusi. L’ha fatto con denunce annunciate ai carabinieri di Peschiera ma mai poi presentate, dichiarazioni accusatorie del suo «compagno» poi ritrattate su pressione del convivente tra pianti e terrore con interrogatori a volte reticenti, resi nella caserma di Peschiera a partire dal 26 dicembre di due anni fa fino all’11 maggio quando il suo aguzzino era stato arrestato per scontare la condanna a tre anni e 4 mesi per una serie di furti di oro rosso commessi in concorso con altre persone in alcune aziende del Veronese e Vicentino PERCORSO DI LIBERAZIONE. Le tappe del percorso di «liberazione» della giovane iniziano il 24 dicembre 2017 quando a prenderle di santa ragione è, invece, la sorella della convivente di Dud. Il pestaggio si verifica vicino alla sala slot Admiral club a Bussolengo. In quella notte della vigilia di Natale, alle 3.45, la giovane subisce del trentatreenne l’aggressione con ripetuti pugni sulla testa. Il motivo? Non gli rivela dove si trova la sorella. Alla vittima saranno poi diagnosticati otto giorni di prognosi. «Si nasconde» dice subito la sorella ai carabinieri una volta soccorsa, «perchè Dud vuole i soldi guadagnati da L. nella serata di lavoro sulla strada». SOPRAFFAZIONE. Emerge così l’ennesima storia di sopraffazione nel mondo della prostituzione che vede coinvolte le due sorelle. L’aggressione della vigilia di Natale, però, rappresenta solo la prima tappa dell’inchiesta. Ci vorranno poi un anno e mezzo per far scattare le manette ai polsi di Dud per aver sfruttato la sua ragazza. A due giorni dal pestaggio, la giovane, vittima del pestaggio, cambia subito versione e non conferma che Dud sottraeva i guadagni alla sorella. Anche la compagna di Dud, sentita sempre quel 26 dicembre di due anni fa, nega di aver mai consegnato i soldi al compagno. Tutte bugie, dicono gli inquirenti, nate da un micidiale mix di paura e terrore provocate dal romeno, capace di pestare la sua convivente pur di mantenere il totale controllo su di lei, sostiene il gip Guidorizzi. INDAGINE RIAPERTA. È la sorella di L., però, a rialzare il sipario sull’inferno vissuto dalla convivente di Dud con altre deposizioni rese ai carabinieri il 4 aprile 2018 e poi 22 maggio scorso maggio scorso. «Ha riferito», riporta l’ordinanza «della situazione di sfruttamento perdurante per tutto il tempo preso in considerazione». Oltre alle dichiarazioni della romena, ci sono anche i numerosi accertamenti e intercettazioni telefoniche svolte dai carabinieri di Peschiera (vedi articolo sopra). Spunta così che il nome di Dud appare per ben 14 volte nei controlli in orario notturno dei militari dell’Arma sulle strade del sesso a pagamento negli ultimi anni. E molto spesso viene trovato in compagnia proprio della sua compagna - vittima. Ai carabinieri, risulta che L. non lavora più su quel tratto di Gardesana. Quel capitolo della sua vita sulla strada forse è chiuso definitivamente. REDDITO DA 173 EURO. L’unica soluzione per Ionut Dud è il carcere, scrive il gip Guidorizzi nell’ordinanza, alla luce dello stato di disoccupazione in cui si trova da anni. L’ultimo reddito dichiarato risale al 2014 e risulta essere solo di 173 euro. Evidentemente, trae la sua fonte di sostegno esclusivamente dall’attività a luci rosse della sua compagna. Potrebbe, quindi, reiterare la sua condotta criminosa. Resta in carcere. •

Giampaolo Chavan
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1