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22.11.2019

Tunnel, la rivolta degli ambientalisti

Raffaello Boni (Legambiente)Marisa Velardita (Italia nostra)Mario Spezia (Il Carpino)
Raffaello Boni (Legambiente)Marisa Velardita (Italia nostra)Mario Spezia (Il Carpino)

Gli ambientalisti stroncano il tunnel del Baldo, bocciato senza mezzi termini. L’opera è tornata in auge nelle ultime settimane grazie all’interessamento del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che ha riproposto il tema, su cui si discute da decenni ma che non ha mai trovato una strada concreta. La galleria, lunga una decina di chilometri, metterebbe in collegamento la Valdadige (con uno dei due «buchi» realizzati vicino ad Avio) e il lago di Garda, con sbocco all’altezza di Assenza di Brenzone e la zona più a sud del Comune di Malcesine. Nei giorni scorsi la Regione Veneto ha dato il via libera ad uno studio di fattibilità dell’opera, su cui si sono detti favorevoli i sindaci della Valdadige (Brentino Belluno e Dolcè), con gli amministratori dei paesi dell’alto Garda veronese. Si sono dichiarati pronti a discuterne dopo essere stati convocati attorno ad un tavolo assieme ad altri colleghi dallo stesso governatore trentino, che nel frattempo sta lavorando anche per ottenere un finanziamento dagli Fcc, Fondi per i Comuni di confine (ex Odi). Raffaello Boni, presidente della sezione del Garda Baldo di Legambiente, invece, definisce l’opera «un’autentica follia. Cose da pazzi». Per farlo usa anche l’ironia, «visto che siamo di fronte ad una pagliacciata. A questo punto», afferma con un paradosso, «propongo di costruire sulla sponda del lago dove sbucherà il tunnel il ponte tibetano più lungo del mondo che colleghi l’alto Garda con la costa bresciana. E magari un bel viadotto subacqueo che torna indietro per completare l’anello». Il rappresentante dell’associazione ambientalista non usa mezzi termini: «Invece di concentrarsi sul tunnel, opera inutile e costosissima, cerchiamo di investire quella montagna di soldi necessaria per realizzarla, per risolvere i molti e gravi problemi che il territorio deve affrontare», spiega. «Penso al collettore del Garda su cui non sono stati ancora trovati tutti i finanziamenti e la relativa divisione delle acque bianche e nere, ma anche la gestione dei livelli del lago. Senza dimenticare la profonda manutenzione di cui il Baldo ha bisogno: dai boschi abbandonati, al rifacimento dei tantissimi muretti a secco in sfacelo, alla sistemazione generale dell’Hortus Europae, sempre più fragile e bisognoso di cure. Oggi, invece di opere faraoniche, c’è bisogno di conoscenza, cultura, conservazione e valorizzazione dell’esistente», sottolinea il referente locale di Legambiente. Per Boni, l’intervento prospettato non porterà alcun beneficio al comprensorio, anzi. «Serve un’analisi seria del traffico, che verrebbe ulteriormente congestionato. Non si toglierebbero auto, al contrario se ne aumenterebbe il numero. E poi, comunque, la Gardesana e in generale la zona di Assenza, limitata dal lago e dalla montagna, come potrebbe reggere ad un intervento del genere? Non ci sono le condizioni. Invece di stimolare altro turismo e aumentare la presenza di auto, bisognerebbe pensare ad una mobilità alternativa». Sulla stessa lunghezza d’onda il parere di Mario Spezia, presidente dell’associazione Il Carpino. «Un tunnel di questo tipo porterebbe altri veicoli per un territorio già oberato dalle auto. Bisogna pensare ad un sistema di mobilità che diminuisca il traffico di vetture e incrementi il servizio pubblico, sostenibile. In questo modo, invece, si va nella direzione opposta. Manca una visione d’insieme». Anche Marisa Velardita, presidente della sezione veronese di Italia Nostra, si dice contraria al traforo nel Baldo. «Sarebbe un nuovo immenso attentato al paesaggio e al territorio. Già con la pista ciclabile ad anello attorno al Garda, finanziata dal governo, si stanno creando enormi danni all’ambiente gardesano. Ora ritorna questa proposta, che appare assurda e devastante». E aggiunge: «Non porterebbe alcun vantaggio. Già 24 milioni di presenze turistiche credo siano più che sufficienti. Spingere ancora sull’acceleratore con interventi di questo tipo, alla fine è pure controproducente. La cementificazione e distruzione del territorio alla lunga è un effetto boomerang sul turismo. Gli amministratori locali dovrebbero fare una riflessione seria prima di pensare a opere del genere». •

Emanuele Zanini
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